Next Generation EU, liti e ritardi nei Paesi dell’Est rischiano di allungare i tempi

[EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Un vertice dei capi di stato e di governo dell’Ue dedicato ai piani nazionali di ripresa e resilienza (PNRR) dei 27 paesi membri e alla loro messa in opera: è quello che il Portogallo – presidente di turno del Consiglio Ue – ha deciso di convocare a Lisbona il prossimo 21 giugno. Tuttavia, in diversi paesi la stesura dei piani – che devono essere inviati alla Commissione Europea entro il 30 aprile – sta incontrando difficoltà che mettono in dubbio il rispetto dei tempi concordati per l’avvio del piano Next Generation EU. 

Nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo di mercoledì 10 marzo, la segretaria di Stato agli Affari europei portoghese, Ana Paula Zacarias, ha spiegato che quello di giugno sarà un “vertice sulla ripresa” con al centro la discussione sulle prospettive dell’attuale situazione economica e finanziaria, e che i paesi dell’Unione dovranno difendere “politiche fiscali intelligenti” in risposta alla crisi economica innescata dalla pandemia.

Zacarias ha aggiunto che gli stati membri sono attualmente al lavoro sui propri piani di ripresa e resilienza, che comprendono la loro agenda di riforme e investimenti, in linea con i quattro obiettivi indicati dall’UE per accedere ai fondi anti-crisi: sostenibilità ambientale, produttività, equità e stabilità macroeconomica. “Speriamo – ha concluso Zacarias – di arrivare alla fine del nostro mandato” alla presidenza UE “con tutti i piani nazionali debitamente approvati, così come con la decisione sulle risorse proprie ratificata da tutti gli stati membri”.

La speranza del governo portoghese si scontra però con i problemi che la definizione dei PNRR e dell’uso delle risorse proprie sta affrontando in alcuni dei paesi dell’Unione. Gli ultimi in ordine di tempo arrivano da Romania e Slovacchia: a Bratislava, in particolare, la presentazione del PNRR rischia di provocare una crisi nel governo guidato dal leader del partito di destra anti-corruzione OL’aNO, Igor Matovič.

Slovacchia: il ministro dell’agricoltura minaccia le dimissioni

Il piano da 6 miliardi di euro, svelato lunedì dal ministro delle Finanze Eduard Heger, ha provocato infatti la minaccia di dimissioni del suo collega, titolare del dicastero dell’Agricoltura, Ján Mičovský. In una bozza presentata a dicembre, il piano prevedeva investimenti per decine di milioni di euro destinati al settore agricolo e alla tutela del paesaggio, che sono quasi del tutto saltati nella nuova versione.  Per questo, Mičovský ha minacciato di lasciare il governo se il PNRR non verrà modificato destinando una parte dei fondi a progetti come il miglioramento dei sistemi idrici e d’irrigazione, la gestione delle foreste, un fondo di tutela per le imprese agricole che subiscono danni a causa di eventi meteorologici estremi.

Si tratta solo dell’ultimo disaccordo sul PNRR all’interno del governo slovacco. Il documento – che inizialmente era stato preparato da un gruppo di esperti nonostante il premier Matovič avesse promesso un ampio dibattito pubblico – già nei mesi scorsi era stato contestato dai partiti minori della maggioranza, che ne avevano redatto delle versioni proprie. Inoltre, per molti osservatori uno dei problemi centrali resta la capacità del paese di utilizzare i fondi dell’UE: fino al 2020, infatti, la Slovacchia è stata in grado di impiegare solo il 40% dei finanziamenti comunitari del periodo 2014-20.

 Romania: discussioni sui fondi per il bilancio UE

 Diversa è – per il momento – la discussione in corso in Romania, dove il governo ancora non ha presentato il PNRR, ed è riuscito solo pochi giorni fa ad approvare la legge di bilancio per quest’anno dopo due mesi di esercizio provvisorio.

Mercoledì 10 marzo, al Parlamento di Bucarest era prevista la discussione e l’approvazione di quanto deciso dal Consiglio UE sulle risorse proprie che ogni paese membro deve destinare al bilancio comune dell’Unione. La seduta, tuttavia, è stata sospesa perché il primo ministro, il liberale Florin Cîțu, ha accusato l’opposizione del partito socialdemocratico (PSD) di voler danneggiare il varo del piano Next Generation EU.

Il leader del PSD, Marcel Ciolacu, aveva detto che il suo partito non avrebbe votato la proposta del governo sul contributo della Romania al bilancio dell’Ue – che richiede l’approvazione con una maggioranza dei due terzi del Parlamento – se prima l’esecutivo non presenterà il piano nazionale di ripresa e resilienza del paese.

“Questo tipo di ricatto non funziona con me. I socialdemocratici dovranno spiegare ai loro colleghi in Italia, Spagna o Francia, che stanno aspettando con impazienza questo programma, perché non vogliono ratificare il progetto ”, ha detto Cîțu, aggiungendo che la stesura del PNRR è compito del governo, e che il piano sarà reso pubblico a tutti i cittadini nei prossimi giorni, non appena sarà finalizzato. Una sua breve descrizione era stata sottoposta martedì alla commissione affari UE del Parlamento rumeno dal ministro per gli Investimenti e i progetti europei, Cristian Ghinea.

Per Ciolacu, però, il piano deve essere concordato da tutte le forze politiche e non solo da quelle che sostengono l’esecutivo, già criticato con veemenza dai socialdemocratici per aver respinto tutti i loro emendamenti alla legge di bilancio, secondo il partito per punire gli elettori del PSD.

I problemi nei paesi del gruppo di Visegrad

Anche in altri paesi membri dell’Europa centro-orientale, poi, non mancano le criticità in merito ai piani nazionali di ripresa. In Repubblica Ceca la discussione sta attualmente avanzando con il coinvolgimento di parti sociali e organizzazioni pubbliche, dopo che lo scorso ottobre una prima versione del PNRR era stata respinta dalla Commissione UE – che secondo il settimanale ceco Respekt lo aveva definito non adatto a modernizzare il paese – e che alcuni dei partiti al governo si erano detti insoddisfatti dei suoi contenuti. Secondo la Confindustria del paese, però, il piano non esprime ancora una visione chiara e sembra per ora mirare “solo a riparare i buchi nei bilanci dei ministeri”.

In Polonia, le discussioni condotte fin qui hanno rivelato una bozza di piano frammentata e senza obiettivi chiaramente definiti. Una delle critiche maggiori, inoltre, è legata alla sua mancanza di trasparenza, visto che né i criteri né i nomi dei membri della commissione con cui il ministero dei Fondi per lo sviluppo e della politica regionale sceglierà i progetti presentati dalle regioni e da altri ministeri sono noti al pubblico.

In Ungheria, invece, il PNRR e le descrizioni dei sette programmi operativi (PO) che guideranno le modalità di spesa delle risorse sono tutti disponibili online, dove i cittadini, le imprese o le organizzazioni della società civile possono valutarli. Tuttavia, le consultazioni pubbliche hanno incontrato problemi, visto che il governo non ha pubblicato le sintesi delle priorità a livello di PO e le tabelle finanziarie. Secondo Márton Gyöngyösi, un eurodeputato del partito di estrema destra Jobbik – all’opposizione nel Parlamento di Budapest – neanche le organizzazioni vicine al governo di Viktor Orbàn “selezionate per la consultazione hanno ricevuto abbastanza tempo per formulare raccomandazioni” sul piano, e la discussione pubblica sarebbe solo “uno show”.

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