Next Generation EU, l’allarme degli attivisti sul raggiungimento degli obiettivi green

Von der Leyen consegna a Krisjanis Karins a Riga l'approvazione del piano lettone. EPA-EFE/TOMS KALNINS

Mentre la Commissione europea inizia ad approvare ufficialmente i piani nazionali di ripresa  e resilienza presentati dai paesi dell’Ue, gli attivisti sono sempre più preoccupati del fatto che l’esecutivo dell’Ue possa non far rispettare pienamente l’obiettivo di spesa green.

Secondo le regole concordate a dicembre, i piani nazionali che gli stati membri dell’Ue hanno dovuto presentare alla Commissione europea per attingere ai 750 miliardi di euro del fondo Next Generation EU dovevano dedicare almeno il 37% della spesa complessiva agli investimenti nella transizione ecologica.

Ma gli attivisti sono preoccupati del fatto che questo non avvenga davvero – così come sono preoccupati della quantità di fondi messi da parte per il gas fossile e della mancanza di denaro per la biodiversità.

“Questo non è un esercizio in cui basta spuntare delle caselle”, ha detto Christophe Jost, un attivista del CEE Bankwatch Network. “Se i piani non sono in linea con le regole dell’Ue sul clima e la biodiversità, allora la Commissione deve rimandarli indietro agli stati membri. Non possiamo non prepararci per una transizione verde e giusta”, ha affermato.

In aprile, la Ong ha analizzato le bozze dei piani di otto paesi dell’Europa centrale e orientale e ha trovato delle lacune tra le loro proposte e i requisiti richiesti dalla Commissione europea, compreso il mancato raggiungimento della soglia del 37% per gli investimenti in una transizione verde.

Questa è una tendenza in tutta Europa. Pochi paesi hanno superato la soglia del 37%, secondo l’analisi di inizio giugno del Green Recovery Tracker, che ha trovato che, su 16 paesi studiati, solo due – Finlandia e Germania – l’hanno superata davvero.

Italia, Polonia e Portogallo non hanno nemmeno messo da parte il 20% delle risorse per gli investimenti verdi, secondo l’analisi.

Ma anche la Germania è stata criticata per come è arrivata alla soglia del 37%. Il deputato verde Sven Giegold ha avvertito che il paese stava dirottando gli investimenti più verdi dal suo piano di ripresa finanziato a livello nazionale al piano europeo per farlo sembrare migliore.

“Il piano è per l’80% preso dal piano di ripresa nazionale. Nel più grande piano nazionale, solo il 21% è dedicato alla protezione del clima. Le misure migliori sono state riciclate nel piano Ue”, ha detto Giegold.

Nel complesso, gli analisti avvertono che i piani non sono in linea con l’obiettivo climatico 2030 dell’Ue.

Investimenti in gas

Ci sono anche preoccupazioni per la spesa per i combustibili fossili, che sono in teoria esclusi dai finanziamenti dell’Ue in base al criterio del “Do No Significant Harm” applicabile al più ampio bilancio dell’Ue.

Secondo questo criterio, qualsiasi progetto di gas fossile deve essere a prova di futuro e aprire la strada a gas rinnovabili o a basse emissioni di carbonio come l’idrogeno, ma ci sono preoccupazioni che alcuni progetti non traccino una linea chiara.

Per esempio, lo ZOE Institute for Future-Fit Economies, con sede a Bonn, ha evidenziato che la mancanza di dettagli nel piano di ripresa e resilienza della Romania rende impossibile valutare se i progetti sul gas sono a prova di futuro o meno.

Collettivamente, Bulgaria, Repubblica Ceca, Polonia, Romania e Slovacchia hanno in programma di spendere più di 2 miliardi di euro per investimenti nel gas, secondo Bankwatch.

L’Ong ha avvertito che proposte come la sostituzione di vecchi sistemi di riscaldamento con caldaie a gas e condutture pronte per l’idrogeno, non sono conformi agli obiettivi del Green Deal europeo o alla raccomandazione dell’Agenzia internazionale dell’energia di porre fine ai finanziamenti per i combustibili fossili.

“Do no significant harm”

Bankwatch ha anche evidenziato delle perplessità rispetto all’applicazione del criterio del “Do not significant harm”.

“Il principio del “non nuocere in modo significativo” dovrebbe essere uno strumento rigoroso ed efficace per assicurare che gli investimenti non danneggino l’ambiente o la natura. Eppure, in molti casi gli Stati membri non sono riusciti ad applicare correttamente questo principio, aprendo la porta all’approvazione di misure dannose che ostacoleranno gravemente il raggiungimento degli obiettivi dell’Ue in materia climatica e di biodiversità”, ha detto Dan Thomson, responsabile delle politiche sulla biodiversità di CEE Bankwatch Network.

Un’analisi simile è stata presentata anche dall’istituto ZOE, che ha scoperto che nessuno dei 13 piani che ha studiato ha applicato sufficientemente il principio del “Do not significant harm”, spesso trascurando i rischi per la biodiversità o affrontando le disparità sociali.

“La ripresa effettiva dipenderà dal fatto che gli investimenti e le riforme fatte oggi sosterranno la transizione verde e giusta che l’Europa ha bisogno di realizzare. Ma nonostante gli sforzi di vasta portata, ci sono ancora dei divari tra le ambizioni sulla carta e ciò che viene effettivamente pianificato dagli stati membri”, ha detto Elizabeth Dirth, consulente politico senior dell’istituto ZOE.

Finora la Commissione europea ha approvato dodici piani di ripresa e resilienza dei paesi dell’Ue. Questi devono però ancora essere approvati dai 27 stati membri dell’Ue che voteranno su ogni singolo piano nel Consiglio europeo. Il voto avverrà a maggioranza qualificata, il che significa che nessun singolo paese avrà un diritto di veto sui piani degli altri.

Sono ventiquattro i piani che sono già stati presentati finora alla Commissione europea; Bulgaria, Malta e Paesi Bassi devono ancora consegnare i loro.

Interrogato sulle questioni evidenziate, un portavoce della Commissione europea ha detto a EURACTIV: “Ogni Stato membro è responsabile della presentazione di prove sulla quota complessiva di spesa legata al clima nel suo piano, calcolata su una metodologia vincolante di monitoraggio del clima. Gli Stati membri devono anche dimostrare che tutte le misure proposte sono conformi al principio del do no significant harm.”

“Nel valutare il piano, la Commissione esaminerà se l’obiettivo climatico è raggiunto e se tale principio è rispettato. Un piano che non raggiunge l’obiettivo o che contiene misure che danneggiano significativamente gli obiettivi ambientali non sarà accettato”, ha aggiunto.

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