Next Generation EU, la contraddizione del taglio dei fondi per istruzione e cultura

Studenti nell'Auditorium Maximum dell'Università Europea Viadrina, a Francoforte sull'Oder, al confine tra Germania e Polonia. EPA/PATRICK PLEUL

Il Recovery Fund proposto dalla Commissione europea mercoledì 27 maggio accontenta quasi tutti: prevede che la grande maggioranza dei contributi vadano ai Paesi più colpiti dalla pandemia; prospetta investimenti per la transizione ecologica per i Paesi dell’Est il cui sistema produttivo è ancora basato sui combustibili fossili. Stanzia risorse per il settore militare e della sicurezza, tema questo caro alla Francia; risorse che catalizzino investimenti privati; un aumento dei fondi per la politica agricola e la politica di coesione; in generale un rafforzamento del Green Deal per politiche rispettose dell’ambiente e l’innovazione digitale. Quasi tutti contenti, dicevamo. 

La prima reazione negativa arriva però dal settore della cultura: la commissione per l’istruzione e la cultura del Parlamento europeo, infatti, è delusa dalla proposta del nuovo quadro finanziario pluriennale.

I deputati contestano i tagli ai programmi Erasmus +, Europa creativa e Corpo europeo di solidarietà. Una “cattiva notizia per i giovani”, che “invia un messaggio terribile al settore culturale e creativo e ai media”, secondo la presidente della Commissione, Sabine Verheyen (PPE, Germania), e i relatori di Erasmus +, Milan Zver (PPE, Slovenia), Europa creativa, Massimiliano Smeriglio (S&D, Italia), e il Corpo europeo di solidarietà, Michaela Šojdrová (PPE, Repubblica Ceca).

La Commissione ha infatti ridotto drasticamente le sue ambizioni rispetto al 2018: 5,4 miliardi di euro in meno per Erasmus, con una proposta oggi fissata a 24,6 miliardi di euro a prezzi correnti (rispetto ai 30 miliardi di euro del 2018); 330 milioni di euro in meno per Europa creativa, con una proposta fissata a 1,52 miliardi di euro (rispetto a 1,85 miliardi di euro prima); 365 milioni di euro in meno per il Corpo di solidarietà europeo, con una proposta fissata a 895 milioni di euro (rispetto a 1,26 miliardi di euro prima). 

“Le cifre specifiche del programma Istruzione, Cultura e Gioventù sono profondamente deludenti e semplicemente non sono in linea con la dichiarazione del Presidente della Commissione sull’importanza delle generazioni future”, hanno reagito i quattro parlamentari europei. Ricordano inoltre che l’ambito della cultura e il settore creativo è tra i più colpiti dalle misure restrittive introdotte durante la pandemia di Covid-19.

I giovani, secondo i primi dati, rappresentano la categoria più colpita dalla crisi generata dalla pandemia. E proprio l’emergenza mondiale ha dimostrato l’importanza di avere un solido sistema di istruzione e ricerca, oltre alla libera circolazione delle informazioni, dei dati e dei ricercatori.

Una decisione, quella dei tagli ai programmi Erasmus +, Europa creativa e Corpo di solidarietà europeo, che tra l’altro si pone in contraddizione rispetto a quella dello scorso marzo con la quale la Commissione aveva adottato un aggiornamento del programma Horizon 2020, il programma di ricerca e innovazione dell’UE, per aumentare i finanziamenti ai progetti di ricerca e innovazione utili al contrasto al coronavirus. L’aggiornamento include 47,5 milioni di euro e ha portato al lancio di 17 progetti sullo sviluppo di vaccini, nuovi trattamenti, test diagnostici e sistemi medici mirati a prevenire la diffusione della malattia.

La decisione di tagliare i fondi al programma Erasmus +, che naturalmente non comprende solo la famosissima mobilità per gli studenti, ma che tiene insieme una serie di azioni strategiche nel settore dell’istruzione e della ricerca, sembra effettivamente un punto debole della proposta della Commissione. Del resto il premio Nobel per l’economia Paul Romer ci ha mostrato l’importanza della crescita endogena, nella quale il capitale umano è un fattore cruciale di crescita economica. Il lavoro di Romer ha fatto luce sul fatto che i progressi tecnologici che contribuiscono a sostenere la crescita economica derivano dal fatto che l’ingegno umano ha la capacità di ricombinare quello che esiste in un numero di modi pressoché infinito e ha dunque dimostrato che una crescita persistente richiede l’intervento delle istituzioni pubbliche sotto forma di investimenti in ricerca e sviluppo.