Minimum global tax, Parigi vuole approvare rapidamente la direttiva Ue. Ma Polonia e Ungheria frenano

Il ministro delle FInanze francese Bruno Le Maire.

L’Italia condivide l’approccio di Parigi. Budapest e Varsavia invece hanno avanzato delle perplessità in sede Ecofin. La proposta della Commissione necessita dell’unanimità per essere approvata.

Il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire, il cui Paese detiene la presidenza di turno del Consiglio europeo, chiede che l’Unione europea approvi rapidamente la direttiva sulla minimum global tax.

L’attuazione dell’accordo sulla Global tax, concluso durante il G20 dello scorso ottobre, per imporre una tassa minima sui guadagni delle grandi multinazionali e limitare le operazioni di elusione fiscale da parte delle grandi aziende è una delle priorità di Parigi che vorrebbe arrivare all’approvazione della direttiva entro giugno, termine del semestre di presidenza.

La maggioranza degli stati presenti alla riunione ha espresso il suo sostegno all’approccio francese, ma alcuni dei Paesi membri continuano a manifestare delle riserve. Polonia, Ungheria ed Estonia hanno chiesto che i progressi dell’Ue sul secondo pilastro del piano Ocse, che prevede la creazione di un’aliquota minima globale del 15%, vadano di pari passo con quelli sul primo pilastro, che prevede la redistribuzione di alcuni dei profitti delle multinazionali, in particolare dei giganti del digitale, ai Paesi in cui hanno utenti o consumatori. La soluzione a due pilastri è quella che ha convinto Estonia, Ungheria e Irlanda, che non avevano sottoscritto la prima intesa in sede Ocse, a firmare l’accordo finale.

“La Polonia non può sostenere un’introduzione unilaterale da parte dell’Ue di una tassa minima globale, che riduce la competitività dell’Ue, lasciando indietro il primo pilastro”, ha dichiarato il vice ambasciatore della Polonia presso l’Ue, Arkadiusz Plucinski, all’Ecofin.

L’Italia invece concorda con Parigi sulla necessità di andare avanti rapidamente. L’accordo globale sulla tassazione minima raggiunto all’Ocse è “un importante risultato internazionale, ma è particolarmente importante per l’Europa” e “credo che una rapida approvazione sia importante” anche “come incentivo per le giurisdizioni terze a seguire l’esempio”, ha detto il ministro dell’Economia, Daniele Franco.

“Credo che l’accordo globale sulla tassazione minima sia parte dello sforzo per rafforzare il ruolo dell’Ue nel mondo e la sua competitività, evitando la concorrenza sleale e stabilendo condizioni di parità per le nostre aziende”, ha osservato Franco, evidenziando che, nel trasporre l’intesa in Ue, “è importante limitare il più possibile le deviazioni dal modello dell’Ocse”.

Parlando della distinzione tra il primo pilastro dell’accordo (che stabilisce nuove regole di riallocazione tra i Paesi dei profitti delle multinazionali più redditizie, andando a colpire in particolare le grandi aziende del digitale) e il secondo pilastro (che prevede un’aliquota minima effettiva dell’imposta sulle società del 15%), il ministro ha riferito che “hanno obiettivi e ambiti di applicazione diversi e la loro attuazione segue innanzitutto due percorsi giuridici distinti”.

Riforma del Patto di stabilità

Parlando della riforma del Patto di stabilità, il ministro delle Finanze francese ha detto: “Vorrei mettere fine a una leggenda urbana e bruxellese” sul disaccordo tra Francia e Germania, “io e Christian Lindner condividiamo la stessa volontà di trovare un nuovo equilibrio per le regole del Patto tra gli investimenti e il risanamento delle finanze pubbliche, e questo è l’ambito in cui lavoreremo”.

“Sulla riduzione dei debito non c’è nessun dibattito, tutti sanno che il livello di debito pubblico va ridotto per essere in grado di fronteggiare una nuova crisi, la vera questione è a quale ritmo”, ha continuato

“Non sono un falco che mette paura, sono un falco amico. Sono aperto alle discussioni. La Germania vuole essere parte delle soluzioni, non parte del problema”, ha aggiunto il ministro delle Finanze tedesco Lindner al termine della riunione.

Il vice presidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, dal canto suo ha ribadito che “serve una riduzione credibile del debito, ma allo stesso tempo dovrebbe essere graduale, sostenibile e in favore della crescita. Nessuna decisione è stata ancora presa. La Commissione europea darà orientamenti per arrivare a un ampio consenso in tempo per il 2023”.