Microchip, l’Europa aumenterà la sua autonomia strategica grazie agli stabilimenti di Intel. Germania in pole position

Un microchip Intel. [Flickr/Stratman2]

L’Europa produrrà presto un componente strategico nell’economia globale moderna direttamente in casa, con il gigante americano dei microchip Intel che ha scelto l’Ue come sede per i suoi nuovi stabilimenti all’avanguardia.

L’importanza dei semiconduttori nell’economia globale è evidenziata dai problemi che il mondo sta sperimentando nelle catene di approvvigionamento globali. L’industria tecnologica, così come quella automobilistica, hanno subito ritardi e congelamenti nella produzione per la difficoltà di reperire componenti essenziali.

La continua richiesta di questi componenti e la chiusura delle fabbriche di semiconduttori, specialmente in Asia, ha costretto case automobilistiche come Ford, Nissan e Volkswagen a ridurre la produzione per la carenza globale di chip.

L’Unione europea intende fare passi avanti nell’autonomia strategica, diventando meno dipendente dalla catena di approvvigionamento globale destabilizzata dalla pandemia e ha identificato i semiconduttori come un settore chiave per i 27 Stati membri.

Il gigante americano Intel sceglierà all’inizio del prossimo anno dove costruire le sue nuove fabbriche, che produrranno semiconduttori così piccoli da essere misurati in nanometri. L’amministratore delegato Pat Gelsinger ha dichiarato che il progetto iniziale di Intel prevede due stabilimenti da 1.500 lavoratori ciascuno, con un investimento di 10 miliardi di euro. Altre sei fabbriche potrebbero essere costruite in futuro, aumentando l’investimento potenziale fino a 80 miliardi.

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Germania in pole position

La Germania è la favorita per ospitare la produzione di Intel. La regione intorno alla città di Dresda ospita già nomi importanti nell’industria dei chip come Bosch, Global Foundries e Infineon. La città orientale sembra “rispettare tutti i parametri”, ha detto Jean-Cristophe Eloy, presidente della compagnia di ricerca Yole Development, specializzata nel mercato dei semiconduttori.

La regione circostante della Sassonia, che si è guadagnata il soprannome di “Silicon Saxony”, ha un potenziale significativo in termini di forza lavoro e di spazio di costruzione, data la sua vicinanza con Polonia e Repubblica Ceca, ha detto Eloy.

Frank Boeseberg, direttore esecutivo dell’associazione Silicon Saxony, che rappresenta gli interessi locali nell’ambito dei semiconduttori, ha confermato che le discussioni per ospitare il sito produttivo di Intel sono in corso.

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Ha citato la forza lavoro altamente qualificata, l’ambiente di ricerca e apprendimento, i fornitori e l’esperienza delle autorità locali in termini di autorizzazioni come punti di forza della Sassonia. Bosch ha aperto quest’anno una nuova fabbrica di semiconduttori con sei mesi d’anticipo. “Tempi e velocità sono essenziali nel nostro settore”, ha detto Boeseberg ad Afp.

La regione tedesca meridionale della Baviera è un’altra candidata, ma le sue possibilità sono più ridotte per via dei requisiti logistici del progetto e le tensioni pre-esistenti nel mercato del lavoro della zona. Una Ong ambientalista locale ha lanciato una petizione contro la fabbrica, sostenendo che la superficie richiesta sarebbe pari a quella di 700 stadi di calcio e il suo consumo di acqua equivarrebbe a quello di una città da un milione di abitanti.

Francia e Italia invece sembrano fuori corsa, ma secondo gli esperti potrebbero avere un ruolo importante nelle attività di ricerca e sviluppo o come parte della catena di approvvigionamento.