Mes, l’Italia candida Marco Buti come direttore generale

Portraits of members of cabinet Gentiloni

L’Italia ha candidato Marco Buti, attuale capo di gabinetto del commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni, per la successione all’attuale direttore del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) Klaus Regling. Lo ha annunciato il presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe lunedì 2 maggio. In corsa ci sono altri tre candidati.

“Il 17 marzo ho invitato gli Stati membri dell’area dell’euro a proporre dei candidati per succedere a Klaus Regling, il cui mandato di direttore generale del meccanismo europeo di stabilità (Mes) terminerà il 7 ottobre 2022”, ha spiegato in una nota stampa Donohoe. “L’invito a presentare candidati si è concluso oggi e ho ricevuto le seguenti candidature: l’Italia ha proposto Marco Buti, il Lussemburgo ha proposto Pierre Gramegna, i Paesi Bassi hanno proposto Menno Snel, il Portogallo ha proposto Joao Leao. Discuteremo queste candidature nella nostra riunione dell’Eurogruppo del 23 maggio 2022”, ha aggiunto.

Il mandato del tedesco Regling scade a ottobre. L’Eurogruppo vuole nominare il successore in occasione della riunione del 23 maggio, per permettere al consiglio di amministrazione di votarlo nei tempi utili per l’entrata in carica.

Cos’è il Mes

Il Mes nacque come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona euro e fu istituito dalle modifiche al Trattato di Lisbona approvate il 23 marzo 2011 dal Parlamento europeo e ratificate dal Consiglio europeo a Bruxelles il 25 marzo 2011, quando in Italia era in carica il governo Berlusconi.

Il Mes rappresenta l’evoluzione del Fondo Europeo per la Stabilità Finanziaria (FESF) e del Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF). La sua funzione è fornire assistenza ai Paesi dell’Eurozona che hanno gravi problemi finanziari. L’assistenza viene concessa solo se è necessaria per salvaguardare la stabilità finanziaria dell’intera Eurozona e degli stessi membri del Mes.

Riforma e ritardi

L’Italia e la Germania sono gli unici due Paesi che non hanno ancora completato il processo di ratifica della riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Ma se a Berlino l’iter è bloccato da un ricorso alla Corte costituzionale tedesca, quindi il ritardo non dipende dal governo. In Italia, invece, lo stallo è dovuto a una spaccatura all’interno della maggioranza. Se il Pd è pronto ad approvare la riforma, la Lega non ne vuole assolutamente sapere e il Movimento 5 Stelle è diviso. La riforma in questione prevede innanzitutto che il Mes assuma la funzione di “backstop”, cioè la garanzia di ultima istanza che interviene per garantire una risoluzione ordinata delle banche in dissesto.