L’Unione europea tornerà ai livelli pre-crisi nel 2022. Gentiloni: “Grande incertezza ma vediamo la luce in fondo al tunnel”

Il commissario europeo all'economia Paolo Gentiloni. [EPA-EFE/KENZO TRIBOUILLARD / POOL]

L’economia dell’Unione europea tornerà ai livelli pre-crisi nel 2022, prima di quanto previsto in precedenza. Ma la ripresa avrà ritmi diversi nei vari Paesi.

“Restiamo nella morsa dolorosa della pandemia, le cui conseguenze sociali ed economiche sono fin troppo evidenti. Eppure c’è, finalmente, la luce alla fine del tunnel”, ha dichiarato il commissario all’Economia Paolo Gentiloni, presentando le previsioni macroeconomiche d’inverno.

La Commissione Ue stima che l’economia dell’Eurozona crescerà del 3,8% sia nel 2021 che nel 2022, mentre quella dell’Ue crescerà del 3,7% nel 2021 e del 3,9% nel 2022. Dopo una forte crescita nel terzo trimestre del 2020, l’attività economica si è nuovamente contratta nel quarto trimestre, in quanto la seconda ondata della pandemia ha innescato nuove misure di contenimento. Con queste misure ancora in vigore, le economie dell’Ue e dell’Eurozona dovrebbero contrarsi nel primo trimestre del 2021. La crescita economica dovrebbe riprendere in primavera e prendere slancio in estate con il progredire dei programmi di vaccinazione e il graduale allentamento delle misure di contenimento.

L’impatto economico della pandemia, tuttavia, rimane disomogeneo tra gli Stati membri e anche la velocità della ripresa dovrebbe variare in modo significativo. Alcuni Paesi raggiungeranno i livelli di produzione pre-crisi già alla fine del 2021, come la Germania che dovrebbe crescere del 3,2% nel 2021 e del 3,1% nel 2022.Il Pil della Francia aumenterà del 5,5% quest’anno e del 4,4% il prossimo. Per l’Italia e la Spagna invece ci vorrà più tempo.

L’Italia

Il Pil italiano, crollato meno del previsto a -8,8% nel 2020, crescerà del 3,4% nel 2021 “a causa del riporto negativo del quarto trimestre 2020 e la partenza debole di quest’anno”, si legge nelle previsioni della Commissione Ue. “Passo simile nel 2022 (3,5%) sulla base dello slancio guadagnato nella seconda metà dell’anno e della continua ripresa del settore servizi”, ma il Pil “non tornerà ai livelli del 2019 entro il 2022”. Le stime, però, non includono gli effetti del Recovery Plan

Inflazione

Le previsioni indicano che l’inflazione nell’area dell’euro passerà dallo 0,3% nel 2020 all’1,4% nel 2021, per poi assestarsi all’1,3% nel 2022. La previsione di inflazione per l’Eurozona e l’Ue è leggermente aumentata per il 2021 rispetto all’autunno, ma nel complesso dovrebbe rimanere contenuta. La ripresa ritardata è destinata a continuare a smorzare le pressioni della domanda aggregata sui prezzi. Nel 2021, sarà temporaneamente spinta verso l’alto dagli effetti di base positivi nell’inflazione energetica, dagli aggiustamenti fiscali – specialmente in Germania – e dall’impatto della domanda repressa. Nel 2022, quando l’offerta si adeguerà e gli effetti di base si attenueranno, ci si aspetta che l’inflazione torni a moderarsi.

Elevata incertezza

I rischi che circondano la previsione sono più equilibrati dall’autunno, anche se rimangono alti. Sono principalmente legati all’evoluzione della pandemia e al successo delle campagne di vaccinazione. La pandemia potrebbe rivelarsi più persistente o grave nel breve termine di quanto ipotizzato in questa previsione, o potrebbero esserci ritardi nell’introduzione dei programmi di vaccinazione. Questo potrebbe ritardare l’allentamento delle misure di contenimento, che a sua volta influenzerebbe i tempi e la forza della ripresa prevista. C’è anche il rischio che la crisi possa lasciare cicatrici più profonde nel tessuto economico e sociale dell’Ue. Ciò danneggerebbe anche il settore finanziario, aumenterebbe la disoccupazione a lungo termine e peggiorerebbe le disuguaglianze. Però il Next Generation Eu potrebbe alimentare una crescita più forte del previsto.