L’invasione dell’Ucraina fa aumentare le preoccupazioni per la sicurezza alimentare dell’Ue

L'Ucraina da sola rappresenta il 19% delle importazioni di grano dell'UE e il 13% delle importazioni di semi oleosi. [SHUTTERSTOCK/MASHKEVYCH]

La guerra in Ucraina rischia di avere serie ripercussioni anche sul settore agroalimentare europeo, parzialmente dipendente dalle importazioni di materie prime e fertilizzanti da Ucraina, Russia e Bielorussia. Negli ultimi giorni Kiev ha annunciato l’introduzione di licenze d’esportazione per alcuni prodotti alimentari, mentre la Commissione UE ha bloccato tutte le importazioni di potassio dalla Bielorussia.

Con una delibera pubblicata domenica 6 marzo, di cui ha dato conto l’agenzia di stampa Interfax Ukraine, il governo ucraino ha introdotto licenze di esportazione per prodotti come grano, mais, carne di pollame e olio di girasole: una mossa che ha fatto lanciare agli agricoltori europei un allarme sulla sicurezza alimentare all’interno dell’Unione.

La delibera specifica che la decisione di introdurre quote zero per l’export è stata estesa a mais, avena, grano saraceno, miglio, zucchero e sale idonei al consumo umano, prodotti soggetti a licenza nel 2022.

L’Ucraina da sola rappresenta il 19% delle importazioni di grano dell’UE e il 13% delle importazioni di semi oleosi. Insieme alla Russia, il paese fornisce oltre un terzo del grano e dell’orzo del mondo, oltre al 17% di mais e oltre il 50% di olio di girasole e semi.

L’invasione russa ha quindi provocato seri problemi a due dei più grandi mercati mondiali dei cereali di base, con i prezzi del grano che la scorsa settimana sono saliti al livello più alto degli ultimi 14 anni, destando grande preoccupazione non solo in Europa ma anche nei paesi del Maghreb, fortemente dipendenti dalle importazioni da Mosca e Kiev.

Alcuni governi, tra cui quello dell’Albania, hanno già messo in guardia sui rincari nei prezzi del pane e dei cereali di base. che questo potrebbe vedere il pane e altri prodotti di base a base di cereali fuori dal menu.

Venerdì 4 marzo, l’Ungheria aveva annunciato di avere anch’essa vietato le esportazioni di grano per i timori delle conseguenze dell’invasione russa su prezzi e rifornimenti, mentre il governo della Bulgaria, un altro importante esportatore di grano, aveva affermato di voler acquistare almeno la metà dei tre milioni di tonnellate di grano presenti nei silos del paese.

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“Scudo alimentare”

Intanto, domenica 7 marzo l’associazione degli agricoltori dell’UE COPA-COGECA ha rilasciato una dichiarazione in cui sottolinea che l’Europa deve dotare la sua agricoltura di uno “scudo alimentare” per affrontare le ricadute della combinazione tra la guerra e la sfida incombente del cambiamento climatico.

“Questa guerra che colpisce l’Europa avrà ripercussioni a livello mondiale per diversi anni a venire”, afferma la dichiarazione, aggiungendo che “la maggior parte delle produzioni sarà direttamente o indirettamente colpita”.

Sottolineando che situazioni eccezionali richiedono misure eccezionali, l’associazione ha chiesto alla Commissione “misure complete, solide e pronte all’uso” per adattarsi all’entità della sfida che il settore deve affrontare, aggiungendo che la velocità è essenziale.

Sempre venerdì 4 marzo, l’associazione europea per gli oli vegetali (FEDIOL) ha avvertito che la fornitura di circa 200.000 tonnellate al mese di olio di semi di girasole dall’Ucraina ha smesso di essere spedita ai porti europei.

Tra il 35 e il 45% dell’olio di girasole raffinato nell’UE proviene dall’Ucraina, e non esiste una soluzione immediata all’interruzione delle forniture, poiché non è chiaro se e come il commercio potrà riprendere, ha proseguito l’associazione.

 

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“Non vogliamo mettere da parte queste strategie, non vogliamo metterle in discussione”, ha spiegato il commissario. “Ma ci sono altri elementi che devono essere riconsiderati, data la situazione attuale”, ha proseguito.

Da parte sua, il gruppo di esperti Farm Europe lunedì 7 marzo ha invitato la Commissione a “rivedere sostanzialmente” le sue proposte sulla politica alimentare e agricola, la strategia Farm to Fork e la sua strategia per la biodiversità, affermando che queste “contrastano frontalmente la nostra sovranità alimentare e la sicurezza alimentare mondiale”.

Tuttavia, per il presidente del COPA Christiane Lambert, mettere queste due dimensioni l’una contro l’altra sia “improduttivo”. “Come per l’energia, noi [il settore agricolo] crediamo fermamente che sia possibile rafforzare la nostra autonomia strategica continuando a fare progressi sulla sostenibilità”, ha affermato.

Detto questo, l’associazione degli agricoltori vede la necessità di un “cambiamento di paradigma” nel modo in cui Bruxelles pensa all’agricoltura, a partire dagli obiettivi fissati nel Farm to Fork.

Concretamente, l’organizzazione chiede di poter coltivare tutta la terra disponibile nel 2022 per compensare il blocco della produzione russa e ucraina, invece di lasciare alcune parti di terreno a riposo o destinate alla biodiversità, come previsto dalla strategia.

La questione sarà discussa in una riunione dei ministri dell’Agricoltura dell’UE alla fine di marzo, ma già la scorsa settimana gli Stati membri hanno già proposto alla Commissione di destinare i terreni alla produzione di colture proteiche.

Le sanzioni sui fertilizzanti

Altra fonte di preoccupazione è poi il bando all’importazione di potassio dalla Bielorussia, deciso dall’UE lo scorso 2 marzo.

Già lo scorso giugno, dopo il dirottamento verso Minsk del volo con a bordo l’attivista dell’opposizione Roman Protasevich, l’Unione aveva introdotto sanzioni su questo prodotto,uno dei tre principali nutrienti chimici utilizzati nei fertilizzanti commerciali, assieme a fosfato e azoto.

Le misure adottate allora escludevano dal commercio con l’UE circa il 20% del potassio estratto in Bielorussia, ma con quelle nuove, ha affermato un funzionario dell’Unione, “è il 100% di tutto il cloruro di potassio che è soggetto alle restrizioni”.

Un periodo di sospensione “molto breve” di tre mesi consentirà ai produttori europei di fertilizzanti di concludere i contratti in essere firmati prima dell’adozione del divieto. “Dopodiché, non sarà più possibile il commercio”, ha aggiunto il funzionario.

Anche se la Germania è il quarto produttore di potassio al mondo, l’Unione Europea nel suo complesso ne produce solo il 6% del totale globale. Nel 2020, secondo i dati forniti dall’associazione dell’UE FertilizersEurope, le importazioni di potassio dell’UE sono state pari a 2,4 milioni di tonnellate, l’85% del fabbisogno. In media, per il periodo 2018-2020, la quota di origine bielorussa nelle importazioni di potassio dell’UE è stata del 27%.

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Palando con EURACTIV, COPA-COGECA ha affermato che in questa fase è difficile avere informazioni precise sul potenziale impatto del blocco delle importazioni, “tuttavia ci aspettiamo interruzioni e aumenti e interruzioni dei prezzi”.

L’associazione ha spiegato che ci sono alcune soluzioni a medio termine, ma nel breve termine la situazione è tesa: ad esempio, sostituire le 1,7 tonnellate di importazioni russe/bielorusse con quelle dal Canada (il maggior produttore di potassio al mondo) richiederebbe tempo e denaro.

Secondo un documento ottenuto da EURACTIV, l’Unione starebbe considerando la possibilità di allentare le norme sugli aiuti di Stato per l’uso di fertilizzanti meno convenzionali, attualmente colpiti dall’aumento dei prezzi del gas.

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