L’inflazione nell’Eurozona durerà più del previsto (anche a causa della transizione verde)

epa08757091 L'Euro-Skulptur di Ottmar Horl si trova di fronte al vecchio edificio della Banca Centrale Europea (BCE) a Francoforte sul Meno, Germania, 19 ottobre 2020. EPA-EFE/RONALD WITTEK

Le politiche messe in campo per favorire la transizione energetica introducono importanti rischi di rialzo della traiettoria base dell’inflazione nel medio termine, ha spiegato Isabel Schnabel della Bce. Tuttavia sarebbe un errore se i governi facessero marcia indietro dal loro impegno a ridurre le emissioni.

L’inflazione dell’Eurozona è salita al 5% a dicembre, stabilendo un nuovo record da quando la moneta unica è stata creata più di vent’anni fa e facendo sorgere nuovi dubbi su quanto l’aumento dei prezzi possa essere strutturale o transitorio.

Spinta dall’impennata dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari, la crescita annuale dei prezzi nell’area dell’euro ha superato le aspettative degli economisti, che avevano previsto in media un aumento del 4,7%, leggermente inferiore al 4,9% che si è registrato a novembre.

L’aumento a sorpresa potrebbe costringere la Banca centrale europea a ritirare prima del previsto il suo stimolo economico. Anche se la maggior parte dei membri del board si aspettano che l’inflazione cominci a diminuire da gennaio in poi, si prevede che rimanga sopra l’obiettivo del 2% per gran parte di quest’anno.

Eurostat ha detto che i prezzi sono aumentati dello 0,4% rispetto al mese precedente, guidati da un’impennata dei prezzi per cibo, alcol, tabacco e altri beni. I prezzi dell’energia sono aumentati del 26% rispetto a un anno prima, con un leggero rallentamento rispetto al mese precedente. L’inflazione di fondo, che esclude fattori volatili come l’energia ma anche cibo, alcol e tabacco, è rimasta stabile al 2,6%.

A dicembre la Bce ha risposto alle crescenti preoccupazioni per il rapido aumento dei prezzi dicendo che il programma di acquisti di titoli di stato per l’emergenza pandemica (Pepp) sarà sospeso a marzo 2022.

Gli investitori continuano a scommettere che l’alta inflazione costringerà la Bce a iniziare ad alzare i tassi di interesse. Jack Allen-Reynolds, economista senior per l’Europa di Capital Economics, ha detto al Financial Times che l’inflazione dell’Eurozona rimarrà probabilmente sopra il 2% “almeno fino al quarto trimestre” e che la Bce “inizierà a preparare il terreno per una politica monetaria più rigida nel 2023”.

Anche la transizione verso l’economia verde “pone un rischio al rialzo per l’inflazione a medio termine”, ha detto Isabel Schnabel, responsabile per le operazioni di mercato della Banca centrale europea, intervenendo all’American Finance Association Virtual Meeting 2022. “Le banche centrali dovranno valutare se la transizione verde ponga dei rischi alla stabilità dei prezzi e in quale dimensione deviazioni dai target d’inflazione dovuti a un aumento nel contributo dell’energia all’inflazione siano tollerabili e in linea con i loro mandati a mantenere la stabilità dei prezzi”, ha avvertito la funzionaria di Francoforte.

La Bce, dal canto suo, ha deciso di resistere alla scelta di dare una stretta alla politica monetaria, mantenendo così la politica ultra-espansiva a sostegno della crescita, perché stima che questa fiammata dei prezzi dell’energia si spegnerà. Diverso, tuttavia, rischia di essere lo scenario con un’accelerazione della transizione verde e l’aumento improvviso dei prezzi dei combustibili contribuisce ad accelerare il processo di transizione. “Dal momento che la transizione del mix energetico verso combustibili meno costosi e a minore intensità di CO2 richiederà tempo, un aumento del prezzo dei combustibili, tassazioni più elevate per un ventaglio di combustibili fossili e una richiesta di energia relativamente non elastica potrebbero portare a una continua pressione verso l’alto dei prezzi al consumo nel periodo di transizione”, ha spiegato Schnabel.

La responsabile per le operazioni di mercato della Bce ha evidenziato che la fase di transizione può portare un periodo prolungato di maggiore inflazione energetica. “Mentre i cambiamenti di prezzo relativi sono desiderabili e voluti, possono pesare sull’economia se le imprese e le famiglie non possono sostituire l’energia ad alta intensità di carbonio più costosa con alternative più verdi e meno costose”, ha aggiunto. “Prezzi del carbonio più alti funzionano in parte stimolando gli investimenti e l’innovazione nelle tecnologie a basse emissioni. Ma questi investimenti richiedono tempo. Al momento, l’energia rinnovabile non si è ancora dimostrata sufficientemente modulabile per soddisfare una domanda in rapido aumento”.

In questa situazione secondo Schnabel “sarebbe un grave errore” se i governi facessero marcia indietro dal loro impegno a ridurre le emissioni. Devono semmai progettare misure di compensazione che contrastino l’impatto regressivo delle tasse sulla CO2 e dei prezzi elevati dell’energia senza ridurre gli incentivi a passare a combustibili più puliti. La Banca centrale europea però potrebbe aver bisogno di “agire per difendere la stabilità dei prezzi”, riducendo la sua politica monetaria espansiva.