L’indipendenza economica è ancora un miraggio per molti giovani europei

La pandemia ha aumentato la disoccupazione nella fascia dei giovani tra i 15 e i 24 anni in Europa. [Kevin Phillips/publicdomainpictures.net]

Aumenta la disoccupazione che arriva al 17% nella fascia 15-24. Preoccupano anche i Neet, soprattutto nei paesi del sud. Il mercato del lavoro non permette ai giovani europei senza risorse di essere indipendenti e di lasciare la casa dei genitori.

Nel programma di Next Generation Eu, il maxi fondo da 750 miliardi per la ripresa europea, ci sono 22 miliardi che gli Stati membri dovranno spendere per favorire l’occupazione giovanile. Il piano di investimenti della Commissione prevede sia il rinnovo di programmi già esistenti, come Garanzia giovani, sia il finanziamento di start up e piccole e medie imprese che assumeranno giovani. I finanziamenti previsti da Commissione e Consiglio per l’occupazione fanno parte di “React EU”, il fondo supplementare per le politiche di coesione e per la riduzione delle disparità economiche e sociali tra le regioni europee.

Una delle conseguenze della disoccupazione giovanile e del fenomeno Neet è la dipendenza dei giovani europei dalle famiglie: nell’Unione europea  il 28,5 % dei giovani adulti tra i 25 e i 34 anni  vive nella casa dei propri genitori. L’età media di uscita dal “nido di famiglia” è 26 anni. La mancanza di opportunità lavorative si unisce al fattore culturale per determinare una spaccatura evidente tra i paesi del nord e quelli del sud. Per Slovacchia, Croazia, Grecia, Italia, Malta, Portogallo e Spagna l’età dell’indipendenza è compresa tra i 29 e i 31 anni  contro i 18,5 anni della Svezia, i 21 della Danimarca e i 22 della Finlandia.

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La disoccupazione giovanile, nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni, è passata dal 24% del 2013 (anno del lancio del programma Garanzia giovani) al 16,8% di giugno 2020. Dopo la crisi economica globale del 2008 il tasso di disoccupazione giovanile era passato dal 16,4% nel 2008 al 24,4% nel 2013. Un aumento simile potrebbe avvenire nei prossimi anni a causa della crisi economica post Covid. Dall’inizio della pandemia il numero di giovani che stanno cercando lavoro nell’Unione europea è aumentato di 2 punti percentuali, per un totale di 3,3 milioni. I fondi supplementari come Garanzia giovani e i tirocini formativi sono strumenti necessari per continuare a tamponare la crisi occupazionale.  Ma potrebbero non essere abbastanza per portare il livello di disoccupazione giovanile dal 17% ai livelli di disoccupazione media del continente per gli adulti, che si attesta al 7,8% a giugno 2020. La sfida sarà garantire la continuità dell’occupazione in settori trainanti come il digitale e il green, due dei pilastri del programma di Next generation EU.

Le statistiche sui giovani che cercano lavoro offrono il ritratto di un’Europa spaccata.  Spagna, Svezia, Italia e Grecia hanno i livelli più alti di disoccupazione giovanile, cioè compresi tra il 27,6% (Italia) e il 40,8% (Spagna). Sul podio più basso ci sono Germania (5,6%), Repubblica Ceca (8,2%) , Polonia (9,5%) e Paesi bassi (10,7%). In generale la Polonia ha registrato la più grande decrescita del tasso di disoccupazione tra il 2005 e il 2019, quando solo il 3,3% della popolazione tra i 15 e  74 anni era senza un impiego.

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Il problema della disoccupazione giovanile si intreccia alla questione Neet (Not in employment education and training) cioè a quella fascia di giovani tra i 20 e i 34 anni che non cercano lavoro né stanno seguendo un percorso di formazione o professionalizzazione. Nell’Unione europea sono il 16,4% (rilevazione Eurostat 2019) nella loro fascia di età di riferimento, con grandi differenze tra gli Stati. L’Italia ha la maglia nera dei Neet: il 27,8% dei giovani italiani è inattivo. Sono stati chiamati “choosy”, fannulloni, sdraiati ma la loro condizione varia nei paesi europei sia in base a fattori economici sia culturali. La difficoltà di accedere al mercato del lavoro per le giovani generazioni è stata segnalata anche dall’Organizzazione mondiale del lavoro (Ilo): secondo l’organizzazione circa 1/5 dei giovani nel mondo è inattivo, con gravi ripercussioni economiche e sociali.