Stablecoins: una minaccia per la stabilità finanziaria o un’opportunità?

La Rete dei Centri Politiche Europee sostiene che le stablecoins possano essere un mezzo di pagamento interessante soprattutto per gli utenti esperti di digitale o nei paesi in via di sviluppo e che l’Ue non dovrebbe reagire in modo eccessivo per paura.

Il Bitcoin sta continuando a registrare nuovi aumenti di valore. Anche la soglia dei 50.000 dollari è stata superata. Ma il valore della criptovaluta rimane soggetto a grandi fluttuazioni. Un mezzo di pagamento sicuro per ciascuno di noi dovrebbe essere qualcosa di diverso. Alle attuali criptovalute ciò che manca è la stabilità. È qui che entrano in gioco le cosiddette stablecoin, criptovalute stabili. Il loro vantaggio: a differenza delle criptovalute come Bitcoin sono legate ad una valuta ufficiale, come il dollaro o l’euro o altri parametri concreti. Il che ne riduce la volatilità, ma le rende ovviamente anche meno appetibili.

“Le stablecoin promettono pagamenti a prova di manomissione e a basso costo in tempo reale. Potrebbero essere un mezzo di pagamento interessante soprattutto per gli utenti esperti di digitale o nei paesi in via di sviluppo dove molte persone non hanno un conto bancario”, questo sostengono due pubblicazioni della Rete dei Centri Politiche Europee (Cep) appena pubblicate. I risultati di queste ricerche forniscono spunti e rivelazioni sul mondo finanziario di domani, in cui i tradizionali attori del mercato finanziario, come le banche, saranno sempre più sotto pressione, poiché il modo in cui i pagamenti saranno effettuati in futuro potrebbe cambiare radicalmente.

Fino ad ora, le operazioni di pagamento hanno sempre coinvolto numerosi attori, ognuno dei quali intende ottenere un profitto. Le stablecoin potrebbero comportare che molti di questi attori diventino superflui. Il gigante tecnologico Facebook e più di 20 altre aziende, come Spotify e Uber, stanno da tempo lavorando (congiuntamente) per creare la stablecoin Libra. Libra è stata poi rinominata Diem e dovrebbe essere lanciata prima della fine del 2021, dopo lunghi colloqui con i regolatori svizzeri. “Facebook e Co. non vogliono niente di più e niente di meno che creare il loro nuovo sistema di pagamento basato sulle criptovalute attraverso la stablecoin Diem”, dice il ricercatore del Cep Philipp Eckhardt.

I politici, in particolare i responsabili della politica monetaria, sono in allarme. Anche la Bce si sta affannando a regolamentare il mercato delle criptovalute. Difficile, nell’ottica dei regolatori pubblici, prevedere cosa può accadere se corporazioni come Facebook, oltre a guadagnare la supremazia globale nell’economia dei dati, rendono obsoleti i sistemi di pagamento esistenti e mettono in discussione il ruolo delle banche nel trasmettere la politica monetaria all’economia reale. Pericoli per la stabilità dei mercati finanziari potrebbero anche sorgere se i clienti ritirano rapidamente i loro depositi bancari e preferiscono invece conservare il denaro via Facebook.

“L’UE quindi non vuole permettere progetti di Stablecoin fino a quando non ci sarà un quadro giuridico comune dell’UE”, spiega Eckhardt. Quadro che è stato ora presentato dalla Commissione europea con la proposta di regolamento COM(2020)253; ed è attualmente in fase di negoziazione da parte del Consiglio e del Parlamento europeo.

Il Cep accoglie con favore il fatto che l’UE si stia sforzando per la certezza del diritto e che voglia stabilire degli standard iniziali per la regolamentazione globale del settore. Allo stesso tempo, però, teme che i progetti innovativi di stablecoins possano rimanere intrappolati nel sottobosco della burocrazia di Bruxelles.

Il Cep sottolinea che “L’UE vuole mantenere molto margine di manovra per rifiutare progetti stablecoin politicamente indesiderabili. A nostro avviso, troppo. L’UE non dovrebbe reagire in modo eccessivo per paura. C’è bisogno di una vasta riflessione e partecipazione delle diverse realtà coinvolte, altrimenti la forza innovativa di un settore di mercato emergente potrebbe risultarne danneggiata”.

Lo studio sostiene anche l’esigenza di una regolamentazione coordinata a livello globale per la supervisione dei progetti di stablecoin. Altrimenti, c’è da temere che i regolamenti delle autorità statali di supervisione e delle banche centrali si contraddicano a vicenda e creino inutili e dannose frizioni.

Le innovazioni intorno alle stablecoin mettono in discussione la preminenza dei sistemi finanziari esistenti, coi quali entrerebbero in concorrenza. Non per niente le banche centrali di tutto il mondo si stanno muovendo per attrezzarsi anch’esse di valute digitali, per non perdere il controllo sulla produzione della moneta in circolazione. A 45 anni da Denationalization of Money, si verrebe a realizzare il (pericoloso) sogno di Hayek di “denazionalizzare la moneta”.