Lavoro, Italia e Spagna fanno i conti con le conseguenze del Covid sull’occupazione

Le restrizioni in Spagna hanno contribuito direttamente alla crisi del mercato del lavoro. [EFE/Fernando Alvarado]

I dati sul lavoro in Spagna mostrano una perdita di 218.000 impieghi nel mese di gennaio 2021, specialmente nei settori del turismo e ristorazione. Anche l’Italia rivela una situazione difficile, con 101.000 posti persi a dicembre, di cui 99.000 occupati da donne.

La crisi causata dalla pandemia di Covid-19 sta colpendo duramente i Paesi dell’area mediterranea. In Spagna il mese di gennaio appena concluso ha fatto registrare cifre spaventose per quanto riguarda la perdita di posti di lavoro, con 218.953 occupati in meno.

Il tasso di disoccupazione del Paese si attesta al 16,13%, mentre 738.969 persone sono soggette all’Erte, lo schema di supporto temporaneo alla cassa integrazione del governo spagnolo, un incremento di oltre 35.000 unità nell’ultimo mese. Da notare che chi si trova in condizioni di cassa integrazione non è incluso nel conteggio dei disoccupati.

Secondo lo schema Erte, il governo spagnolo eroga alle persone il 70% del loro salario e impedisce i licenziamenti alle aziende. In caso di frode o interruzione illegittima del rapporto di lavoro, le aziende dovranno restituire le esenzioni dai contributi e rischieranno gravi sanzioni, secondo il ministro del Lavoro Yolanda Díaz.

Le cifre sono molto pesanti, ha dichiarato Pepe Alvarez, segretario generale di uno dei principali sindacati spagnoli, l’Unione generale dei lavoratori (Ugt). In parte, questo è dovuto a una stagione invernale molto negativa sul piano delle vendite: mentre solitamente negozi e centri commerciali assumevano personale ulteriore, quest’anno non è accaduto, ha dichiarato Alvarez a Rtve. Anche Lorenzo Amor, presidente dell’Associazione spagnola dei lavoratori autonomi (Ata), ha chiesto al governo di implementare urgentemente misure supplementari per fermare l’emorragia del mercato del lavoro.

Il mercato del lavoro spagnolo è in difficoltà anche per l’alta percentuale di contratti precari e temporanei, un problema cronico ora aggravato dalla pandemia. La disoccupazione giovanile è particolarmente elevata, al 40,7%, che colloca il Paese come il peggiore nell’Ue secondo i dati Eurostat, seguito dalla Grecia (35,5%).

Le capitali – L'annus horribilis del mercato del lavoro spagnolo

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La situazione italiana

Gli ultimi dati Istat sull’occupazione, riferiti al mese di dicembre 2020, mostrano un calo di 101.000 posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione è salito al 9% (+0,2 punti percentuali in un mese). A preoccupare maggiormente, però, è l’estrema disuguaglianza nei nuovi disoccupati: nel mese di dicembre, infatti, ad aver perso il lavoro sono 99.000 donne contro 2.000 uomini.

Osservando i dati complessivi degli ultimi dodici mesi, si registrano 444.000 posti di lavoro persi, dei quali 312.000 occupati da donne e 132.000 da uomini. Questa disparità è in parte dovuta ai settori nei quali le donne sono maggiormente occupate, come i servizi. Sale anche la disoccupazione giovanile, che si attesta al 29,7%, ma aumenta anche l’inattività per la stessa fascia di età.

“Se non verrà prorogato il blocco dei licenziamenti, saremo di fronte a una ‘bomba sociale’”, ha avvertito la Cgil. “Donne, giovani e autonomi hanno già pagato un prezzo altissimo, destinato a salire se non si metteranno in campo strumenti straordinari”.

Anche la Cisl mette in evidenza come la disoccupazione colpisca prima le donne e i giovani, che spesso sono impiegati in contratti a termine e quindi meno tutelati dal divieto di licenziamento. “Sono urgenti le proroghe al divieto di licenziamento e alla cassa integrazione Covid”, aggiunge il sindacato, chiedendo ulteriori tutele per i lavoratori con contratti Co.co.co e partita Iva iscritti alla gestione separata.

La Uil chiede politiche di recupero del gap occupazionale di genere con investimenti immediati, mentre Confesercenti chiede di aiutare le piccole imprese anche grazie ai fondi del Recovery Plan, altrimenti “il rischio concreto di una permanente distruzione del potenziale produttivo sarà realtà”.