Lavoratori e partecipazione al processo decisionale aziendale: il Parlamento europeo esorta la Commissione UE a fare di più

Lavoratori Whirlpool ad un'assemblea sindacale pubblica a Napoli nell'aprile 2021. [EPA-EFE/CIRO FUSCO]

L’assemblea vuole cercare di arginare il calo della partecipazione dei lavoratori ai processi decisionali delle aziende, una questione che riguarda 190 milioni di dipendenti in tutta Europa, e mettere alle strette le Commissione, che sul tema si è dimostrata inefficiente.

Mentre gli Europarlamentari tornano a Bruxelles e l’attività legislativa riprende, una relazione della Commissione per l’Occupazione e gli affari sociali del Parlamento (Empl) cerca di portare avanti l’agenda della codeterminazione dei lavoratori e di iniziare a rivitalizzare la datata direttiva sul comitato aziendale europeo.

“Il tema della democrazia sul lavoro è di solito un argomento per intenditori”, ha detto la deputata tedesca dei Socialisti & Democratici Gabriele Bischoff, relatrice del documento che sarà discusso in una riunione della commissione per l’occupazione del Parlamento il 1° settembre. Secondo Bischoff, questo è “un tema centrale per il futuro dell’Europa”, che merita maggiore attenzione per garantire che nessuno sia lasciato indietro.

Il rapporto, intitolato ‘Democrazia sul lavoro: un quadro europeo per i diritti di partecipazione dei dipendenti e la revisione della direttiva sui comitati aziendali europei’, sottolinea la necessità di rafforzare le leggi dell’UE, al fine di “garantire che l’informazione e la consultazione siano parte integrante del processo decisionale a tutti i livelli all’interno delle aziende”, ha detto l’eurodeputata verde Terry Reintke.

Reintke ha aggiunto che la persistente disuguaglianza di genere, visto il limitato accesso delle donne alla leadership e alle posizioni rappresentative nelle istituzioni sul posto di lavoro, dovrebbe essere più fortemente rappresentata nel rapporto.

Facendo eco a questa posizione, la deputata Samira Rafaela del gruppo politico centrista Renew Europe ha detto che la pandemia ha colpito in modo sproporzionato le donne, rendendo più necessario che mai concentrare l’attenzione sulla parità di genere.

Il rapporto mette anche in guardia sull’impatto della digitalizzazione e sul potenziale di sfruttamento indebito e di sorveglianza dei lavoratori, e chiede che i sindacati e i rappresentanti dei lavoratori abbiano accesso e mezzi per valutare le tecnologie digitali.

Reintke ha chiesto una significativa “informazione e consultazione” con i sindacati sull’introduzione delle nuove tecnologie digitali sul posto di lavoro, mentre Rafaela ha avvertito che i rappresentanti dei lavoratori dovrebbero cercare di evitare che la discriminazione e i pregiudizi esistenti si perpetuino anche grazie nuove tecnologie introdotte sul posto di lavoro.

Altri, come il deputato austriaco Lukas Mandl del Partito Popolare Europeo (Ppe) vedono la digitalizzazione “principalmente come un’opportunità”. Mandl riconosce i rischi legati all’automazione e al lavoro a domicilio, ma è più fiducioso per le opportunità offerte dalla digitalizzazione.

Gli eurodeputati di entrambi gli schieramenti si sono trovati d’accordo sulla natura datata della direttiva sui comitati aziendali europei, che secondo Bischoff è nata inizialmente come risultato delle proteste dei lavoratori negli anni ’90.

Sfida alla Commissione europea

Il rapporto chiede anche alla Commissione europea di rispettare gli obblighi imposti dai trattati quando si parla dei risultati del dialogo sociale europeo: esso mira a migliorare le condizioni di lavoro e a creare dei mercati del lavoro che funzionino meglio, facendo sedere insieme le associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori per trovare un compromesso.

Se entrambe le parti negoziali sono soddisfatte del risultato dei colloqui e chiedono congiuntamente alla Commissione di presentare il compromesso al Consiglio, allora questo deve semplicemente essere approvato dagli stati membri dell’Ue, prima di essere recepito nella legislazione nazionale.

Bischoff ha sottolineato che in passato l’esecutivo Ue ha fallito due volte in questo compito, e che ciò l’ha spinta a includere un paragrafo nel nuovo rapporto che esorta la Commissione a rispettare gli accordi tra le parti sociali.