Lagarde: “Now is Our Schuman Moment”

Il Presidente della BCE Christine Lagarde e il Commissario europeo per l'Economia Paolo Gentiloni. [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ]

Ricominciare da Schuman, detto da Christine Lagarde, Presidente della Banca centrale europea, massimo organo di politica monetaria dell’eurozona, nel giorno del 75° anniversario della fine della Secinda Guerra mondiale ed alla vigilia del 70° anniversario della Dichiarzione Schuman, suona come un grido disperato.

In un surreale State of the Union, la consueta kermesse organizzata dall’Istituto Universitario Europeo di Firenze per fare il punto della situazione in Europa con le massime personalità istituzionali della UE, quest’anno ospitato in un’aula virtuale, Lagarde e Gentiloni hanno aperto la sessione pomeridiana, destinata alla risposta economica al coronoavirus.

Il dato più allarmante citato dalla Lagarde sulla crisi che ci attende è il 7,6% di caduta del Pil per il 2020, con pessime proiezioni anche per l’anno successivo. Una crisi che richiede risposte asimmetriche coordinate (rispondendo, neanche troppo implicitamente, alle accuse della Corte Costituzonale tedesca di martedì), ha detto la Lagarde, per assicurare che i vari paesi non abbiano conseguenze asimmeriche da provedimenti identici, valevoli per tutti indipednetemente dalle difficoltà specifiche di ciascuno.

Insomma, la “solidarietà”, più volte invocata dalla Lagarde e sostenuta in queste ultime settimane dall’intervento massiccio della Bce, deve essere assistita da una “politica fiscale comune”, orientata al Green Deal. Volta a sostenere una ripresa affiancata dalla ridefinizione dell’architettura europea, che veda i cittadini coinvolti in primo piano in questo percorso di ricostruzione.

Insomma, come ha sintetizzato: “questo è il nostro momento Schuman”, la nostra occasione per dare una direzione al processo d’integrazione europea verso la solidarietà e la condivisione della sovranità.

Un concetto ripreso subito dopo da Paolo Gentiloni, Commissario per gli Affari economici e monetari: dobbiamo passare “dalla sorveglianza alla politica fiscale”, alludendo alla necessità di modificare una politica macroeconomica fatta od oggi solo da regole ad una discrezionale, capace di compensare le diverse “capacità fiscali” dei singoli paesi membri.

Un modo per cercare di tamponare, con investimenti pubblici, la diminuzione attesa di 800 miliardi d’investimenti privati nella UE. Il primo tassello di questo intervento storico, che include, ma non si limita, al negoziato sul recovery Fund, sarà l’Eurogruppo di oggi pomeriggio.