La “guerra” del riso basmati: India e Pakistan si contendono il mercato Ue

Una donna indiana lavora al raccolto di riso nel villaggio di Suchetgarh vicino al confine internazionale tra India e Pakistan. EPA-EFE/JAIPAL SINGH

Il riso Basmati, un prodotto sempre più apprezzato sulle tavole europee, è al centro di una nuova tensione internazionale tra due Paesi storicamente rivali: India e Pakistan. Il tema di questa nuova contesa è l’accesso al mercato unico dell’Ue.

Gli europei hanno iniziato a conoscere il riso Basmati inizialmente nei ristoranti indiani diffusi in quasi tutte le città europee, accompagnato alle altre portate principali speziate. Ora è così diffuso che si trova in qualsiasi supermercato o negozio di alimentari.
Il chicco di riso Basmati ha una forma più allungata rispetto alle varietà di riso che vengono coltivate in Europa e soprattutto ha un tipico aroma di sandalo: per queste caratteristiche ha conquistato gli europei che lo usano sia con i classici abbinamenti orientali ma anche come base per insalate di riso e classici risotti.
Se pensiamo ad una “guerra” del Basmati ci immaginiamo istintivamente una contesa ai fornelli, magari tra alcuni chef che negli ultimi anni sono diventati star della TV. E invece la situazione rischia di essere molto più seria.

L’India ha infatti deciso di chiedere per il proprio Basmati l’indicazione geografica protetta (IGP) alla Commissione europea e questo potrebbe voler dire per il Pakistan rimanere fuori dal mercato unico europeo, che rappresenta un mercato vitale per le esportazioni.
Il marchio IGP garantisce i diritti di proprietà intellettuale per i prodotti legati a un’area geografica in cui si svolge almeno una delle fasi di produzione, lavorazione o preparazione.
Si tratterebbe di equiparare il Basmati indiano (e dunque non pakistano) al tè indiano Darjeeling, al caffè della Colombia o ai diversi prosciutti francesi IGP. Un’attribuzione importante, che permette di vendere ad un prezzo più alto e di essere protetti dalle imitazioni, e che è seconda solo a quella sulla denominazione d’origine protetta, che richiede invece che tutte e tre le fasi abbiano luogo nella regione interessata, e che può essere vantata ad esempio dal gorgonzola o dal brie francese.

Sembra una questione di mere etichette alimentari, e invece questa vicenda rischia di riaprire le pagine più violente nella stoia dei due Paesi.
“È come sganciare una bomba atomica su di noi”, ha detto Ghulam Murtaza, comproprietario della Al-Barkat Rice Mills a sud di Lahore in Pakistan. “(L’India) ha causato tutto questo trambusto per poter in qualche modo accaparrarsi uno dei nostri mercati di riferimento”, ha continuato Murtaza, i cui campi di riso distano appena cinque chilometri dal confine indiano.
Il Pakistan, infatti, ha incrementato moltissimo le esportazioni di basmati verso l’UE negli ultimi tre anni, approfittando delle difficoltà dell’India a soddisfare i più severi standard europei sui pesticidi nei prodotti agroalimentari.

Le decennali tensioni tra India e Pakistan sono nate dal momento in cui nel 1947 l’India ha ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna e contestualmente è stata creata la nazione del Pakistan, che comprendeva gli stati indiani a maggioranza musulmana. Nonostante una storia comune, i due Paesi sono divisi da pluridecennali questioni irrisolte: ora, anche una delle cose che hanno in comune, la coltivazione di Basmati, rischia di essere un nuovo motivo di divisione.
L’India è il più grande esportatore di riso al mondo, con 6,8 miliardi di dollari di introiti annuali, mentre il Pakistan si trova in quarta posizione con una fetta di mercato di 2,2 miliardi di dollari, secondo i dati dell’ONU.
I due paesi sono gli unici esportatori globali di Basmati, anche se il prodotto è fondamentale anche per il mercato interno: da Karachi a Calcutta questo particolare tipo di riso è l’alimento base della dieta quotidiana della popolazione di tutta l’Asia meridionale.