La Bce e la sfida dell’euro digitale

Il monumento dell'Euro a Francoforte, davanti alla vecchia sede della Bce. [EPA-EFE/MAURITZ ANTIN]

Parte oggi la consultazione pubblica di tre mesi da parte della Bce per valutare la creazione di un euro digitale. Una moneta virtuale, esattamente come il Bitcoin o Libra di Facebook (solo annunciata, per adesso, con un potenziale di 2,7 miliardi di utenti), assistita però dalle garanzie di una banca centrale.

La concorrenza delle valute virtuali private nell’ultimo decennio si è fatta agguerrita, rischiando di creare un mercato parallelo (spesso opaco ed esposto a rischi di riciclaggio) che toglie il controllo della moneta in circolazione dalle mani delle banche centrali. Tanto è vero che proprio nelle scorse settimane la Bce era intervenuta a regolamentare l’accesso delle criptovalute al mercato europeo.

In realtà l’ipotesi di criptovalute emesse (e regolamentate) da banche centrali non è una novità. Da qualche anno la Banca di Francia, la Bank of Japan, la Banca Popolare Cinese, la Bank for International Settlements hanno avviato ricerche e sperimentazioni in questo ambito. La Bce non arriva quindi certo prima, anche se aveva già analizzato le valute digitali nel 2012. Ma l’ingresso (solo ipotetico, per il momento) della Bce nel mercato delle monete virtuali potrebbe segnare una svolta, sotto vari punti di vista.

Un mercato privato per l’euro digitale

Il primo è la possibilità per privati cittadini di detenere conti in euro digitale presso la Bce, quindi con un grado di affidabilità del conto completamente indipendente dal patrimonio e dal rating delle banche commerciali. L’apertura di tali conti permetterebbe inoltre a privati e imprese di effettuare pagamenti sicuri e in tempo reale. Un circuito “complementare”, non sostitutivo, a quello della circolazione cartacea. Ma destinato sicuramente a crescere nel tempo.

Anche per l’accelerazione nell’uso della moneta digitale (sotto forma di carte di pagamenti con di credito e di debito) dovuta alla pandemia, che ha reso potenzialmente rischioso il ricorso fisico alla moneta.

Questa evoluzione, nel lungo periodo, potrebbe determinare un impatto negativo sul mercato bancario tradizionale, soprattutto nei momenti di crisi nei quali diminuisce la fiducia del pubblico verso la solidità delle banche commerciali. La Bce sta quindi pensando di fissare un tetto ai depositi in euro digitale, proprio per non penalizzare gli istituti di credito commerciale.

Verso una riforma del sistema monetario internazionale

Last but not least, la svolta potrebbe essere decisiva per l’intero sistema monetario internazionale. Un sistema dominato ancora, lo ricordiamo, dall’egemonia tecnica (prima ancora che economico-politica) del dollaro; perché è più facile per tutti nel mondo utilizzare un’unica valuta nei pagamenti internazionali.

L’esistenza, in prospettiva, di un ampio mercato digitale in euro favorirebbe l’adozione di sistemi di pagamento in euro, mettendo a repentaglio l’egemonia del dollaro come valuta principe nei pagamenti. Naturalmente, rimarrebbe aperto l’altro ostacolo all’acquisizione da parte dell’euro di uno status di moneta interazionale: la mancanza di un safe assett denominato in euro, sul quale si possano spostare le scelte di portafoglio delle riserve nazionali a livello mondiale. Un posto ancora oggi occupato saldamente (ma meno che in passato) dalle obbligazioni emesse dal tesoro USA, considerate il titolo più ‘sicuro’ al mondo.

La Ue, da questo punto di vista, sta facendo un passo avanti. Perché l’emissione dei titoli obbligazionari per il sostegno al Next Generation EU potrebbe avviarsi a diventare quel safe asset alternativo alle obbligazioni del Tesoro Usa a lungo cercato sui mercati finanziari internazionali.

Un’evoluzione che potrebbe modificare gl’incentivi per l’adozione di un diverso e più equilibrato sistema monetario internazionale, finalmente capace di sfuggire al cosiddetto “dilemma di Triffin” (la liquidità internazionale, se fornita da una moneta nazionale, dipende dall’indebitamento di quel governo; il che finisce per minare la stabilità dell’intero sistema dei pagamenti internazionali: esattamente quello che accade oggi col sistema basato sul dollaro).

Il prossimo passo potrebbe essere l’adozione, nei pagamenti internazionali, di una moneta digitale multilaterale, paniere delle principali valute mondiali. Che esiste già, da oltre 50 anni: sono i Diritti Speciali di Prelievo (SDR). All’adozione del quale gli Usa si sono finora opposti fermamente. L’avvento delle valute digitali e la concorrenza economico-politica di Europa e Cina potrebbe costringerli, a breve, ad accettarne un utilizzo più diffuso.