Just trasition fund: i fondi per l’Italia potrebbero arrivare a quasi un miliardo di euro

I lavoratori dell'acciaieria ILVA manifestano davanti alla Camera dei Deputati a Roma nel 2012. EPA/MASSIMO PERCOSSI

Nel corso dei negoziati a Bruxelles sul Next Generation Eu (Recovery Fund) e sul prossimo quadro finanziario pluriennale dell’UE (QFP) è emersa l’ipotesi di aumentare e risorse destinate all’Italia dal Just Transition Fund (o Fondo per la transizione equa) per il periodo 2021-2027. All’inizio erano previsti circa 700 milioni di euro per la riconversione ecologica del Bel Paese ma secondo l’ultima ipotesi si parla invece di 937 milioni.

Il Fondo, pensato per garantire una transizione ecologica equa a tutti gli Stati membri, servirà ai governi nazionali per cofinanziare i progetti ‘green’ necessari a raggiungere la neutralità climatica, obiettivo strategico dell’UE da raggiungere entro il 2050. A beneficiare di queste risorse saranno soprattutto i Paesi dell’Europa orientale, il cui impianto produttivo è maggiormente improntato sui combustibili fossili e che per questo necessitano di ingenti investimenti per attuare il processo di decarbonizzazione industriale. Bisogna però ricordare che nel corso delle trattative sul Recovery Fund, il Fondo per la transizione giusta era stato uno dei programmi significativamente ridimensionato dai leader: il budget totale è sceso da 40 a 17,5 miliardi di euro. 

Questo fondo è nato per concedere sovvenzioni per sostenere le piccole e medie imprese e le start-up impegnate a creare investimenti nell’energia pulita, ma anche per sostenere i lavoratori e per arginare l’impatto sociale di una transizione radicale del sistema produttivo. Quella del “costo” della riconversione ecologica è sempre stata una preoccupazione consistente dei governi dell’est, Polonia in testa, nell’ambito della definizione degli obiettivi climatici dell’UE e del Green Deal. Saranno dunque i Paesi dell’est i maggiori beneficiari del Fondo: ad aggiudicarsi più risorse in assoluto sarà sicuramente la Polonia, con 3,5 miliardi (pari al 20% del totale delle risorse messe a disposizione), seguita dalla Germania con 2,2 mld (12,9%), dalla  Romania con 1,9 mld (11,1%), dalla Repubblica Ceca con 1,5 mld (8,5%), e dalla Bulgaria con 1,2 mld (6,7%). Subito dopo ci dovrebbero essere, esattamente appaiate con 937 milioni di euro ciascuna, l’Italia e la Francia.

In Italia queste risorse dovrebbero essere utilizzate per la riconversione di impianti industriali come l’ex Ilva di Taranto o degli impianti carboniferi del Sulcis. Come tutti gli altri Stati membri, per poterne beneficiare l’Italia dovrà infatti individuare insieme alla Commissione i territori ammissibili mediante un apposito piano territoriale per una transizione giusta.

In generale, possiamo dire che il Just Transition Fund è una sorta di braccio finanziario del più ampio Meccanismo di Transizione Giusta, nato a sua volta per affrontare gli effetti sociali ed economici della transizione ecologica, e che dovrebbe mobilitare almeno 150 miliardi di euro attraverso tre pilastri, uno dei quali è proprio il Just Transition Fund. Gli altri due sono un sistema specifico di sovvenzioni nell’ambito del programma InvestEU e uno speciale strumento di investimenti pubblici della Banca Europea degli Investimenti.
I destinatari di questo insieme di misure sono molteplici: innanzitutto i cittadini e i lavoratori più vulnerabili alla transizione, rispetto ai quali il Meccanismo di Transizione Giusta dovrebbe fornire opportunità di lavoro nei nuovi settori e in quelli in transizione, ma anche offrire opportunità di riqualificazione e aggiornamento delle competenze lavorative; migliorare l’efficienza energetica degli alloggi e combattere la povertà energetica. In secondo luogo, il Meccanismo si rivolge a quelle industrie che hanno una produzione improntata ad un’alta intensità di emissioni di carbonio, per poter sostenere un processo di decarbonizzazione e alle aziende che viceversa nascono nel settore “Green”. Infine, i fondi sono rivolti agli Stati membri in generale e ad alcune specifiche regioni, per migliorare le infrastrutture energetiche, il teleriscaldamento e le reti di trasporto pubbliche. In questo quadro, i 937 milioni di euro per l’Italia sono una notizia particolarmente buona.