Just transition fund: tutto quello che c’è da sapere e perché riguarda anche l’ex Ilva

Lo stabilimento dell'ex Ilva. [EPA/RENATO INGENITO]

Il Fondo per la transizione equa, che fa parte del Recovery Plan, è uno strumento per sostenere la decarbonizzazione delle regioni Ue che più dipendono dai combustibili fossili. L’Italia potrebbe sfruttare questa opportunità per la conversione dello stabilimento di Taranto e degli impianti carboniferi del Sulcis.

L’Unione europea si è impegnata a raggiungere le zero emissioni nette di CO2 entro il 2050. Un obiettivo difficile da raggiungere, soprattutto se si tiene conto del fatto che l’economia di alcune aree si regge sui combustibili fossili. Per aiutare questi territori ad affrontare l’impatto sociale, economico e ambientale derivante dal cambio di passo che il Vecchio Continente intende intraprendere, nell’ambito del Green deal europeo la Commissione ha proposto di introdurre il Just Transition Fund, il fondo per una transizione verde ed equa su cui il 14 settembre gli eurodeputati esprimeranno il loro parere legislativo.

Questo fondo concede sovvenzioni alle regioni per sostenere i lavoratori, le piccole e medie imprese, le start-up impegnate a creare nuove opportunità economiche e gli investimenti nell’energia pulita. Tutti gli Stati membri hanno accesso ai fondi, ma le risorse verranno concentrate sulle regioni più in difficoltà perché fanno ancora affidamento sui combustibili fossili (carbone, lignite, torba, olio di scisto). A giugno la Commissione europea ha lanciato un’apposita piattaforma per aiutare i diversi Paesi ad accedere alle risorse.

La trattativa sulle risorse

Per questo strumento la Commissione europea aveva proposto un finanziamento di 40 miliardi di euro, di cui 30 miliardi di euro dal Recovery Fund e 10 miliardi di euro dal bilancio per il periodo 2021-27. L’accordo raggiunto dai leader dei 27 Stati membri nel Consiglio europeo di luglio invece ha tagliato il finanziamento a 17,5 miliardi di cui 10 dal Recovery Fund e 7,5 dal bilancio.

Nella sua risoluzione sulle conclusioni del Consiglio, votata il 23 luglio, l’Europarlamento ha criticato duramente i tagli al Just transition fund e ad altri programmi comunitari, affermando di essere pronto a non concedere l’approvazione al bilancio fino a quando non sarà raggiunto un accordo soddisfacente nei negoziati. Gli Stati membri possono accedere alle risorse redigendo piani territoriali per una transizione giusta per il periodo fino al 2030 e individuando i territori a cui destinare il maggior sostegno.

700 milioni per l’ex-Ilva e il Sulcis

L’Italia, sulla base dell’attuale bozza di regolamento, dovrebbe ricevere 700 milioni, ha annunciato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa durante un’audizione alla Camera. Le risorse saranno destinate alla conversione dell’ex Ilva di Taranto e delle zone carbonifere del Sulcis-Iglesiente, in Sardegna.

“Vogliamo investire lì perché c’è un problema con l’acciaio e il carbone. Se saremo capaci di costruire l’acciaio europeo con l’idrogeno anche a Taranto avremo l’acciaio verde e saremo competitivi”, aveva dichiarato in un‘intervista esclusiva al Corriere il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans. Per quanto riguarda il Sulcis, Bruxelles ha sottolineato che l’ultima miniera a carbone italiana, che dà lavoro a 350 persone, dovrebbe essere chiusa entro il 2025. “L’area è già caratterizzata da un’alta percentuale di abitanti anziani, pochi laureati e un’alta percentuale di disoccupazione giovanile (35.7%), un basso reddito pro capite e una generale bassa qualità della vita”, aveva evidenziato la Commissione a febbraio nel country report destinato all’Italia. Gli investimenti dovrebbe quindi puntare sulla bonifica del sito, ma anche su politiche di formazione e inclusione occupazionale.