Interventi per le calamità naturali fuori dal Patto di stabilità: l’ipotesi al vaglio di Bruxelles

Un incendio in Sicilia. [EPA/LANNINO]

I costi di emergenza legati alle inondazioni e agli incendi che quest’estate hanno colpito diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, potrebbero essere classificati come spese “una tantum” e quindi esclusi dal calcolo del deficit e dei debiti pubblici dei paesi dell’Ue per quest’anno.

“Secondo le regole fiscali dell’Ue, i costi degli interventi di emergenza in risposta a grandi catastrofi naturali eccezionali possono essere classificati come una tantum e quindi esclusi dal calcolo dello sforzo di bilancio strutturale di uno Stato membro quando si valuta il rispetto del patto di stabilità e crescita”, ha spiegato un portavoce della Commissione europea a Euractiv.com. Ci sono già dei precedenti a riguardo, ad esempio le spese relative all’emergenza terremoto in Abruzzo e in Emilia Romagna sono state considerate spese eccezionali.

Gli Stati membri dell’Ue, quando inviano a Bruxelles la lettera di Bilancio, possono proporre che i costi associati ai disastri naturali vengano classificati come “una tantum”. La Commissione tuttavia potrebbe anche decidere autonomamente  di classificare queste spese come eccezionali, senza aver ricevuto alcuna richiesta specifica in tal senso dai paesi Ue interessati.

“Presenteremo una previsione economica aggiornata in autunno, che terrà conto dell’impatto di questi eventi”, ha detto Daniel Ferrie, portavoce della Commissione europea sulla stabilità finanziaria.

I governi potrebbero anche usare le risorse del Recovery Plan per investire in progetti di prevenzione delle calamità naturali. “Tuttavia, finora non abbiamo ricevuto alcuna richiesta di questo tipo, ho solo preso alcuni contatti preparatori, in particolare con le autorità belghe”, ha fatto sapere il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni.

“La modifica dei piani nazionali richiede una valutazione coerente dei costi di investimento per la ricostruzione, ma penso che sia possibile avviare questo processo nelle prossime settimane o nei prossimi mesi”, aveva spiegato Gentiloni intervenendo durante un’audizione congiunta delle commissioni Bilancio e Affari economici del Parlamento europeo.

L’esclusione delle spese per incendi e alluvioni dal calcolo dei debiti pubblici sarebbe accolta con favore da Atene, il cui governo ha caldeggiato un simile intervento. Ma aiuterebbe anche l’Italia, la Germania e il Belgio che hanno dovuto affrontare spese ingenti per far fronte ai disastri di questa estate.

Il mese scorso, il governo tedesco ha istituito un fondo di ricostruzione da 30 miliardi di euro per coprire i danni causati dalle inondazioni di luglio, che hanno ucciso 184 persone nella Germania occidentale e altre 42 in Belgio. Il governo greco invece ha autorizzato un pacchetto di aiuti da 500 milioni di euro in risposta agli incendi che hanno devastato il paese in agosto.

Secondo un’analisi pubblicata ad agosto da Coldiretti l’impatto economico degli incendi che hanno devastato il Sud Italia e le isole supera i diecimila euro a ettaro, il che significa che complessivamente il valore dei danni supera il miliardo di euro.