Insegnanti italiani tra i meno pagati in Europa: stipendi fermi da 5 anni

Covid-19 in Italy: suspended teaching in presence in middle schools of Lombardy [EPA-EFE/MATTEO BAZZI]

Nel nostro Paesi ci sono pochissimi scatti di carriera, a differenza di quanto avviene in altri Stati. Lo stipendio di un docente raddoppia solo dopo 35 anni di servizio.

Gli stipendi iniziali degli insegnanti italiani si collocano, insieme a quelli dei colleghi francesi, portoghesi e maltesi, nel range tra 22.000 e 29.000 euro lordi annui.  I loro colleghi in Belgio, Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Svezia, Islanda e Norvegia invece guadagnano tra i 30.000 e 49.000 euro. In Danimarca, Germania, Lussemburgo, Svizzera e Liechtenstein, paesi con un Pil pro capite alto, si registrano stipendi superiori a 50.000 euro. È questo il quadro che emerge dall’ultimo rapporto Eurydice su stipendi e indennità di insegnanti e capi di istituto in Europa

Quella italiana non è la situazione peggiore in assoluto. In Bulgaria, Ungheria, Polonia e Romania lo stipendio di base degli insegnanti neoassunti è al di sotto dei 9.000 euro annui. Si tratta però di Paesi con Pil pro capite molto bassi. Anche in Grecia, Repubblica Ceca, Estonia, Croazia, Lettonia, Lituania, Slovenia e Slovacchia gli stipendi iniziali di base sono al di sotto dei 20.000 euro annui.

Quello che colpisce del caso italiano è che negli ultimi 5 anni gli stipendi dei docenti sono rimasti sostanzialmente gli stessi e ci sono pochissimi scatti di carriera. Nel nostro Paese, infatti, gli stipendi iniziali degli insegnanti possono aumentare di circa il 50% solo dopo 35 anni di servizio. Mentre in altri Paesi ci vuole molto meno. Il numero medio di anni necessari per raggiungere il massimo della fascia salariale in Europa va dai 12 anni in Danimarca ai 42 anni in Ungheria. In Irlanda, Paesi Bassi e Polonia, gli stipendi iniziali degli insegnanti possono aumentare di oltre il 60% nei primi 15 anni di servizio e anche di più negli anni successivi. Per esempio, nei Paesi Bassi gli stipendi iniziali aumentano di più del 76% già nei primi 15 anni di servizio e fino al 105% negli anni successivi.

Anche in altri Stati, l’aumento percentuale totale è elevato ma serve una lunga anzianità di servizio per raggiungere il massimo della scala retributiva. In Portogallo, ad esempio, lo stipendio finale è più del doppio di quello iniziale ma gli insegnanti arrivano a percepirlo solo dopo 34 anni di servizio. In Francia gli stipendi iniziali aumentano del 70% con 29 anni di servizio. In Italia invece ci vogliono molti anni per raggiungere aumenti piuttosto modesti.

Dal rapporto emerge anche che negli ultimi 5 anni gli insegnanti hanno visto aumentare i propri stipendi nella maggior parte dei sistemi educativi, anche se gli aumenti sono stati generalmente modesti. Gli aumenti più consistenti si riscontrano in diversi paesi dell’Europa centrale e orientale (Bulgaria, Cechia, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovacchia e Romania), nonché in Islanda e in Serbia. In Italia e in Francia, invece, il potere di acquisto degli insegnanti è rimasto più o meno lo stesso negli ultimi 5 anni.

Lo studio di Eurydice evidenzia poi come in alcuni sistemi educativi lo stipendio dei capi di istituto sia inferiore allo stipendio degli insegnanti con 15 anni di esperienza. In molti altri, invece, è superiore in tutti i livelli di istruzione. La differenza è più marcata in Francia (per il livello secondario), Italia, Romania, Finlandia e Islanda (livello secondario superiore) e Svezia. In Italia, lo stipendio minimo di base per i capi di istituto è, infatti, il doppio dello stipendio di un insegnante con 15 anni di servizio.