Inflazione, l’indice nell’Eurozona sale al 5,1%. Donohoe: “Prospettive solide per 2022 e 2023”

Il presidente dell'Eurogruppo Paschal Donohoe. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Mentre l’inflazione dell’Eurozona si attesta al 5,1% nel mese di gennaio 2022, il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe ha rassicurato la commissione economia del Parlamento europeo, sostenendo che le previsioni per la ripresa rimangono favorevoli.

Gli ultimi dati Eurostat, pubblicati mercoledì 2 febbraio, rivelano una lieve crescita dell’inflazione per il mese di gennaio 2022, in cui si attesta al 5,1% rispetto al 5% di dicembre. Guardando alle componenti principali, l’energia è quella che sale maggiormente (28,6% contro 25,9%), come è prevedibile data l’attuale situazione di difficoltà con le forniture.

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Nonostante la situazione resti complessa, il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe ha rassicurato sulle prospettive future per l’Europa. “I dati dimostrano che la ripresa sta continuando, anche se più lentamente. Comunque, i prospetti per 2022 e 2023 restano solidi. Anche il mercato del lavoro continua a migliorare, con la disoccupazione al suo livello più basso di sempre”, ha detto.

“Il rialzo dell’inflazione ha un impatto sulla crescita e sul potere d’acquisto dei cittadini, per questo i ministri delle finanze sono naturalmente preoccupati”, ha detto Donohoe, evidenziando che i fattori che stanno causando il rialzo dei prezzi “ci stanno mettendo più del previsto a scomparire”.

Tuttavia, Donohoe ha ricordato che secondo l’analisi della Bce “non ci sono effetti significativi di second-round e ci si aspetta graduale ribasso dell’inflazione a partire da quest’anno”. Ha proseguito dicendo che “ci sono venti contrari e dobbiamo navigare in mezzo a continui livelli elevati di incertezza”, aggiungendo infine che “dobbiamo rimanere vigili e concedere ampio margine di manovra nella risposta della politica economica e fiscale”.

Riguardo l’Unione bancaria, Donohoe ha dichiarato che “c’è un impegno condiviso tra gli Stati membri e la consapevolezza che il costo dell’inazione e del rinvio del progresso alla prossima crisi sarebbe semplicemente troppo alto”.

“Non siamo ancora riusciti” ad avere “un piano di lavoro completo e ambizioso, tuttavia c’è una finestra di opportunità che dobbiamo cogliere per fare progressi durante l’attuale ciclo istituzionale” ha avvertito, indicando i due nodi principali dell’assicurazione comune dei depositi e la riduzione dell’esposizione delle banche al debito sovrano nazionale.

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“Nel 2023 il Patto di stabilità, con tutta probabilità, non si applicherà più”, ha detto Paschal Donohoe, “e ritorneremo a un coordinamento di politiche fiscali nazionali basato sulle regole”. Ha anche ribadito l’importanza di sviluppare una comprensione comune di quale dovrebbe essere la politica fiscale per il 2023.

“A marzo l’Eurogruppo avrà il suo primo scambio di vedute sulla politica fiscale del 2023, parzialmente anche grazie alle linee guida della Commissione”, ha detto Donohoe. “È una buona cosa avere questa discussione così presto, perché gli Stati membri hanno bisogno di avere un’idea dei piani per il budget con un certo anticipo”, ha proseguito.