Inflazione, calo del PIL e disoccupazione: l’economia europea in affanno

Prezzi in un negozio di frutta a Madrid, Spagna, 31 gennaio 2020. EPA-EFE/LUCA PIERGIOVANNI

Nel mese di luglio il tasso annuo di inflazione dell’area euro è stimato in salita, allo 0,4%, rispetto allo 0,3% di giugno: questa è la prima valutazione di Eurostat. Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel mese di luglio 2020 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una diminuzione dello 0,1% su base mensile e dello 0,3% su base annua (da -0,2% del mese precedente).

Si parla di inflazione quando si registra un rincaro generale dei prezzi, che non si limita a singole voci di spesa; in altre parole, il valore reale dell’unità di moneta risulta inferiore.

Per quanto riguarda le principali componenti dell’inflazione nella zona euro, cibo, alcol e tabacco dovrebbero vedere il tasso annuale più elevato a luglio (2,0%, rispetto al 3,2% a giugno), seguito da beni industriali escluso energia (1,7%, rispetto allo 0,2% a giugno), servizi (0,9%, rispetto all’1,2% a giugno) ed energia (-8,3%, rispetto a -9,3% a giugno). A luglio, secondo la stima di Eurostat, in Italia l’inflazione è tornata a salire (0,9%) contro lo -0,4% registrato a giugno. Sono dati significativi perchè come spiega il sito ufficiale della BCE nella sezione Obiettivo conoscenza “Quando si calcola l’incremento medio dei prezzi si attribuisce un peso maggiore alle variazioni relative a beni e servizi per i quali i consumatori spendono di più (ad esempio l’energia elettrica) rispetto a voci di spesa meno significative (quali lo zucchero o i francobolli)”.

In generale, il problema della ripresa dei consumi rimane un problema decisivo perchè le misure messe in campo sino ad ora dai Governi, naturalmente, sono rivolte al sostegno economico delle categorie più colpite dalla crisi attuale e al sistema degli ammortizzatori sociali. 

Oltre al dato dell’inflazione, ci sono almeno altri due dati che sono particolarmente allarmanti per l’economia europea: il nuovo calo record del Pil dell’eurozona nel secondo trimestre del 2020 e l’aumento della disoccupazione.

Per quanto riguarda il calo record del Pil dell’eurozona, possiamo dire che nel secondo trimestre del 2020, ancora caratterizzato da misure di contenimento legate a Covid-19 nella maggior parte degli Stati membri, il Pil destagionalizzato è sceso del 12,1% nell’area euro e dell’11,9% nell’Ue nel suo insieme, rispetto al trimestre precedente. Per l’Italia la stima è addirittura del -17,3%.

Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, il Pil destagionalizzato è sceso del 15% nell’area euro e del 14,4% nell’Ue nel secondo trimestre 2020.

Tra gli Stati membri per i quali sono disponibili i dati del secondo trimestre 2020, la Spagna (-18,5%) ha registrato il calo maggiore rispetto al trimestre precedente, seguito dal Portogallo (-14,1%) e Francia (-13,8%). La Lituania (-5,1%) ha registrato il calo minore.

Anche il secondo dato preoccupa non poco. La disoccupazione a giugno nella zona euro è salita a 7,8%, dal 7,7% di maggio. Nella Ue è salita a 7,1% dal 7% del mese precedente. In Italia è salita a 8,8%, dall’ 8,3% di maggio. Il tasso più elevato è quello della Spagna (15,6%), seguito dalla Lettonia (10,1%) e da Cipro (9,8%). Occorre però sempre utilizzare rispetto a queste cifre: Eurostat registra ovviamente solo i dati ufficiali della disoccupazione nei quali non rientrano tutti coloro che non cercano attivamente un nuovo impiego e tutti coloro che anche se lo cercano non si sono iscritti nelle liste ufficiali dei centri per l’impiego.

Eurostat ad ogni modo registra anche un forte aumento della disoccupazione dei giovani under 25: nella zona euro si passa dal 16,5% di maggio al 17%. in Italia dal 25,6% a 27,6%. Il dato è il più elevato di sempre in Spagna, dove si supera il 40,8%, ma le cifre sono allarmanti anche in Svezia (28,7%) e poi per l’appunto in Italia.