Il Recovery Plan rischia di fermarsi in Finlandia

La premier finlandese Sanna Marin. [EPA-EFE/JOHN THYS / POOL]

Dopo gli entusiasmi che hanno accompagnato la lieta novella di un massiccio intervento fiscale solidale, su cui il Consiglio Europeo aveva trovato una faticosa unanimità a luglio 2020, per finanziare l’uscita dalla crisi pandemica, abbiamo iniziato a comprendere come quello verso il Recovery Plan non sarebbe stato un percorso semplice.

Dopo lo stop della Corte costituzionale tedesca alla ratifica della norma sull’aumento delle risorse proprie, necessaria per sostenere l’emissione di ulteriori 750 miliardi di euro per il Next Generation EU, adesso l’ennesima doccia fredda giunge dalla Finlandia.

Già nella plenaria del 10 febbraio scorso, il Parlamento di Helsinki aveva deciso di sottoporre la decisione sull’aumento delle risorse proprie (al 2% del Pil) al Parlamento stesso, lasciando poi alla specifica commissione parlamentare la scelta se adottarla a maggioranza semplice o con una maggioranza qualificata dei 2/3.

Adesso la decisione della commissione Affari costituzionali è arrivata: verrà adottata una maggioranza dei due terzi di voti effettivamente espressi. Data la situazione politica finlandese, particolarmente frammentata, non esiste una garanzia politica che il risultato positivo sia assicurato.

I 200 seggi parlamentari sono attribuiti ai Socialdemocratici che esprimono la premier (40) ai Veri Finlandesi (39, la maggior forza di opposizione nazionalista ed eurofoba), al Partito di Coalizione Nazionale (38), al Partito di Centro (31, di orientamento liberale), alla Lega Verde (20), all’Alleanza di Sinistra (16), al Partito Popolare (9), ai Democratici Cristiani (5) e infine al Partito Ora (1).

Socialdemocratici, Partito di Centro, Lega Verde, Partito Popolare ed Alleanza di Sinistra – ossia i partiti al governo, che oltretutto rischia di perdere la sua compattezza a causa di malumori interni – raggiungono 112 seggi; non sono quindi sufficienti per arrivare al quorum di 134 voti necessario per l’approvazione. Occorre sperare che non tutti i membri dei Veri Finlandesi e del Partito di Coalizione Nazionale si presentino in aula. Su questo si misureranno la capacità negoziale e la tenuta del governo stesso.

Insomma, tanto per cambiare, il destino dell’avanzamento dell’Europa rischia di essere legato ad un interesse politico-elettorale tutto nazionale, oltretutto in un Paese che conta per circa l’uno virgola qualche spicciolo della popolazione europea. A quando la fine di questo scempio per la democrazia?

Commissione Europea

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