Il Parlamento europeo obbliga i dipendenti ad aprire un conto corrente in Belgio, in violazione delle regole Ue

Immagine riflessa di alcune persone davanti all'edificio del Parlamento europeo a Bruxelles. EPA-EFE/OLIVIER HOSLET

Contravvenendo alla direttiva Ue del 2014 che mira a garantire la parità di accesso per il settore finanziario in tutta la zona euro, il Parlamento europeo starebbe richiedendo ad alcuni dipendenti di aprire conti bancari in Belgio, secondo un’inchiesta di Politico.

Secondo la direttiva Ue del 2014 le istituzioni del settore privato e gli enti pubblici devono effettuare i pagamenti degli stipendi dei loro dipendenti su qualsiasi conto bancario denominato in euro, indipendentemente da dove si trovi la filiale di riferimenti. Eppure, sarebbe proprio un’istituzione europea, il Parlamento, a non rispettare questa direttiva, invitando il proprio personale ad aprire un conto corrente in Belgio.
In particolare starebbe obbligando gli assistenti parlamentari accreditati (APA) che lavorano a Bruxelles a fornire un conto bancario in Belgio per ricevere i loro stipendi, secondo alcune linee guida interne di cui Politico è entrato in possesso. “Gli assistenti parlamentari accreditati devono aprire un conto bancario nella loro sede di lavoro”, si legge in un documento distribuito al personale.

L’incapacità dell’istituzione che rappresenta i cittadini europei di rispettare le leggi che essa stessa ha firmato è stata denunciata e criticata da alcuni eurodeputati: “È particolarmente imbarazzante che una grande istituzione europea ignori le leggi dell’UE e metta in pericolo l’obiettivo dell’Unione di sviluppare una vera unione bancaria”, ha scritto già a marzo il deputato verde tedesco Sven Giegold in una lettera alla Commissione europea. Nel sottoporre il problema, l’eurodeputato è stato molto netto: nella parte conclusiva della sua lettera leggiamo senza mezzi termini che “sembra fondamentale che la Commissione apra delle procedure d’infrazione il più presto possibile”.

Sembrerebbe una di questione di poco conto, che si esaurisce nel disagio per i collaboratori parlamentari di dover aprire un secondo conto corrente rispetto a quello che presumibilmente già hanno nel loro Paese d’origine o di residenza. E invece, rischia di essere un tassello che mette in crisi il puzzle dell’Unione Bancaria. L’idea di base dell’Unione Bancaria, infatti, è quella di rendere, dopo la crisi del 2008-2009, il sistema bancario europeo più trasparente -“applicando in modo coerente regole e principi amministrativi comuni in materia di vigilanza, risanamento e risoluzione”-, unificato -“assicurando pari trattamento alle attività bancarie nazionali e transfrontaliere e svincolando la solidità finanziaria delle banche dai paesi in cui sorgono”- e più sicuro -per scongiurare i fallimenti delle istituzioni bancarie e i relativi problemi per piccoli e medi investitori e correntisti-.

In questo quadro è nata l’idea dell’area unica dei pagamenti in euro (SEPA) che include oltre agli stati membri dell’Ue, i quattro membri dell’EFTA (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera), Monaco e San Marino, e in cui i cittadini, le imprese, gli enti pubblici e altri attori finanziari possono effettuare e ricevere pagamenti in euro sulla base di regole, procedure operative e pratiche di mercato comuni. Molto banalmente, ad esempio, la Commissione europea ha stabilito che le banche debbano applicare ai bonifici transfrontalieri al dettaglio in euro le stesse commissioni applicate alle equivalenti transazioni nazionali: se un bonifico da un conto italiano ad un altro conto italiano costa 2€ non può costare nemmeno un centesimo di più se viene fatto su un conto dell’area SEPA.

Questo meccanismo ha rivoluzionato il modo in cui le imprese in Europa emettono e ricevono pagamenti, facilitando l’azione della rendicontazione finanziaria e della riconciliazione dei flussi contabili e commerciali. Ma ha anche semplificato la vita a tanti cittadini che vivono e lavorano in giro per l’Europa e spesso si spostano da un Paese ad un altro. Sembra perciò inspiegabile che sia proprio il Parlamento europeo a minarne il funzionamento.