Il Parlamento europeo chiede di aumentare il bilancio Ue di 110 miliardi

epa08561948 I presidenti della Commissione europea, del Consiglio europeo e del Parlamento europeo, Ursula von der Leyen, Charles Michel e David Sassoli. EPA-EFE/FRANCOIS WALSCHAERTS / POOL

Lo scorso 7 settembre, il Parlamento europeo ha chiesto di aumentare il bilancio settennale dell’Ue di circa 110 miliardi di euro e nuovi impegni, giuridicamente vincolanti, sull’introduzione di nuove risorse proprie europee per finanziare il piano da 750 miliardi di euro varato per contrastare la crisi Covid-19.

Gli eurodeputati hanno tenuto ieri un nuovo ciclo di colloqui sul bilancio pluriennale dell’Ue per il 2021-2027 con il Consiglio dei ministri, l’istituzione che rappresenta i 27 Stati membri dell’Ue.

Conosciuto come il quadro finanziario pluriennale, o Qfp, le discussioni sul bilancio si sono concentrate sulle nuove risorse proprie per finanziare il fondo di ripresa che è stato varato dai leader dell’Ue a luglio per combattere la crisi economica causata dalla pandemia.

Anche la Commissione europea ha preso parte alle trattative.

I negoziatori stanno correndo contro il tempo, con l’obiettivo di sbloccare il primo flusso di finanziamenti europei già dal 1° gennaio. Fonti vicine ai negoziatori hanno affermato che le discussioni sono state “costruttive”, anche se “piuttosto intense”.

Le due parti hanno discusso di integrare il Qfp di 1.074 miliardi di euro e la governance del Recovery and Resilience Facility, il pilastro principale del Recovery Plan da 750 miliardi di euro, che fanno entrambi parte dell’accordo di luglio per un valore totale di 1,8 trilioni di euro.

I negoziatori si sono anche scambiati opinioni sugli obiettivi green inclusi nell’accordo sul bilancio, compreso l’impegno dei leader dell’Ue a garantire che il 30% dei fondi del pacchetto sia dedicato a progetti climate-friendly.

Uno dei principali punti di discussione è la richiesta del Parlamento di rafforzare il bilancio dell’Ue per finanziare aree come il programma di istruzione Erasmus o Horizon Europe, il programma europeo per l’innovazione e la ricerca.

Fonti del Parlamento hanno affermato che la loro priorità è quella di discutere “contenuti” e priorità, e non hanno messo sul tavolo nessuna cifra. Ma i funzionari hanno stimato che le loro richieste ammontano a circa 110 miliardi di euro.

“Lo spazio per le manovre è molto limitato su questo punto”, ha detto un funzionario del Consiglio.

I rappresentanti degli Stati membri dell’Ue ritengono infatti che la richiesta del Parlamento sia difficile da accettare, considerando che l’Ue ha ora  a disposizione, dopo l’accordo raggiunto a luglio, il più grande quantitativo di fondi di cui abbia mai disposto (1,8 trilioni di euro).

Un’altra questione in sospeso è come pagare i 750 miliardi di euro del Recovery Fund. Il Parlamento sta spingendo per una dichiarazione giuridicamente vincolante da parte degli Stati membri sull’introduzione di nuovi prelievi e tasse per finanziare l’importo senza precedenti saranno raccolti grazie all’emissione di titoli di debito sui mercati.

Ma un funzionario del Consiglio ha detto che è “una grande richiesta” chiedere un impegno legale quando non ci sono proposte formali della Commissione sul tavolo.

“Non comprereste un’auto che non avete visto”, ha detto il funzionario del Consiglio, riferendosi alla mancanza di chiarezza sul progetto della carbon border tax, o su un sistema di scambio di emissioni ampliato, il cap-and-trade system dell’Ue per le emissioni di gas serra.

Gli Stati membri sono invece pronti ad esplorare le modalità per rafforzare la formulazione usata dai leader dell’Ue nell’accordo di luglio, che includeva un calendario per l’introduzione di nuove tasse.

Il lato positivo è che, secondo fonti Ue, un accordo sulla governance del Recovery Fund sarebbe invece più facile da trovare. Gli esperti di entrambe le parti cercheranno di trovare una formula per dare al Parlamento una maggiore voce in capitolo in questo settore, hanno riportato varie fonti.

L’Ungheria spinge per l’accordo su un pacchetto unico

Il Consiglio ha anche insistito sul fatto che il Qfp e il Recovery Fund dovrebbero essere considerati un unico pacchetto, perché parte del denaro per il rilancio dell’economia, sarà incanalato attraverso il bilancio dell’Ue. Lo sconto (rebate) ottenuto dall’Austria, ad esempio, che è stato fondamentale per ottenere l’approvazione di Vienna a luglio, si basa su sovvenzioni facenti parte solo del Recovery Fund, secondo le fonti di Euractiv.

Il Parlamento vuole però un maggiore spazio negoziale per rafforzare il Qfp. Per questo motivo, gli eurodeputati hanno suggerito di raggiungere ora un accordo sul Recovery Fund (“Next Generation Eu”) e sul nuovo tetto di bilancio dell’Ue che sarà messo in atto per finanziarlo. Questo, a sua volta, permetterebbe di avere più tempo per negoziare cifre più elevate per Erasmus e Horizon Europe.

Il negoziatore capo del Parlamento e presidente della commissione per il bilancio, Johan van Overtveldt (Ecr, Belgio), si è rifiutato rilasciare commenti in merito. Ad EURACTIV tuttavia risulta che il Parlamento sia disposto ad accelerare le negoziazioni sul Recovery Fund per dare abbastanza tempo ai parlamenti nazionali per approvare un aumento del tetto di spesa dell’Ue.

Fonti del Parlamento hanno ricordato che non c’è alcun obbligo legale di negoziare il Qfp e il fondo di recupero insieme, ed è piuttosto “un legame politico”.

Uno dei principali ostacoli politici a questo proposito è l’insistenza del Parlamento a subordinare l’erogazione dei fondi Ue al rispetto dello Stato di diritto.

Il primo ministro ungherese Viktor Orban è riuscito ad annacquare queste regole di “condizionalità” durante il vertice di luglio. Budapest sta ora spingendo per negoziare la clausola sullo Stato di diritto come parte di un pacchetto più ampio per evitare che i deputati al Parlamento europeo inaspriscano il testo durante i colloqui sul bilancio.

Questo darebbe al parlamento ungherese un effettivo diritto di veto sull’intero Recovery Fund di 750 miliardi di euro nel caso in cui ai parlamentari di Budapest non dovesse andar bene la formulazione sullo stato di diritto.