Il Parlamento europeo boccia le liste transnazionali

Una veduta dell'alto dell'aula che ospita le sessioni plenarie del Parlamento europeo a Bruxelles (EPA-EFE/OLIVIER HOSLET)

È stata una giornata nera il 24 novembre al Parlamento per la democrazia europea. Non è la prima volta che il Parlamento europeo si esprime contro le liste transnazionali. Ma con la nuova legislatura si sperava che un nuovo tentativo avesse maggior chance di successo; tanto che il 24 settembre scorso all’AFCO era stata fatta un’audizione di autorevoli esperti sul tema.

Erano stati uditi János Martonyi, Professor of International Trade Law and European Law alla University of Public Service, Budapest; Christine Verger, Vice-President of Institut Jacques Delors, Paris, France; Andreas Maurer, Professor at the University of Innsbruck, Austria; e Daniel Cohn-Bendit, già parlamentare europeo (1994-2014, Verts/ALE). Erano state messe in evidenza le criticità dell’attuale sistema basato su liste unicamente nazionali, ma anche alcuni problemi nel passaggio alle liste transnazionali, soprattutto se caratterizzate da numeri consistenti di candidati.

Una genuina democrazia sovranazionale richiede che siano i partiti europei a scegliere le proprie liste, sulla base di proposte alternative di strategia e programmi specifici per la guida della Ue nella legislatura successiva. Quindi con liste indipendenti da logiche nazionali, in cui sono i partiti nazionali a scegliere i candidati, spesso con meccanismi completamente avulsi dai loro interessi per l’integrazione europea.

Se qualcuno riteneva che la crisi pandemica avesse accelerato la consapevolezza di doversi muovere verso un maggiore riconoscimento della lotta politica transnazionale, perché è da quel livello che passa la maggioranza delle scelte politche che impattano oggi sulla vita quotidiana di noi cittadini europei, dovrà ricredersi.

Seppure con una maggioranza risicata (344 contro 333), grazie al voto contrario del PPE, il Parlamento Europeo ha certificato ancora una volta che, se i tempi sono abbondantemente maturi per una battaglia politica genuinamente sovranazionale, i nostri rappresentanti politici evidentemente non lo sono, nemmeno quelli che siedono al Parlamento europeo. Non è una buona premessa per le battaglie di natura costituzionale che il Parlamento dovrebbe essere chiamato a combattere nei prossimi mesi.