Il Paese dei Neet: l’Italia si conferma prima in Europa per numero di giovani inattivi

Nel nostro Paese l'incidenza dei neet è maggiore tra i giovani con un titolo secondario superiore.

Secondo l’ultimo rapporto Istat sui livelli di istruzione i giovani che non studiano e non lavorano sono il 22,2% contro una media Ue del 12,5%.

In Italia i giovani con un’età compresa tra i 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano sono 2 milioni, pari al 22,2%. La quota è ancora una volta la più alta in Europa, come rivela l’ultimo rapporto Istat sui livelli di istruzione, aggiornato al 2019. La media dei Paesi Ue infatti è del 12,5%. Nel nostro Paese l’incidenza dei neet è maggiore tra i giovani con un titolo secondario superiore (23,4%), leggermente più bassa tra chi ha raggiunto al massimo un titolo secondario inferiore (21,6%) ed è minima tra coloro che possiedono un titolo terziario (19,5%). Nel resto d’Europa invece accade l’esatto contrario: l’incidenza è massima tra coloro che possiedono un basso livello di istruzione (14,8%) ed è minima tra i laureati (9,0%).

Un fenomeno eterogeneo

Se si confrontano i giovani italiani con i coetanei europei emergono due aspetti, come evidenzia Alessandro Rosina nel report “I Neet in Italia. Dati, esperienze, indicazioni per efficaci politiche di attivazione”. Il primo è che nel nostro Paese ci sono meno giovani rispetto al resto d’Europa, il secondo è che quelli che ci sono hanno enormi difficoltà ad accedere al mercato del lavoro.

Anche la parola Neet spesso non dà conto delle diverse situazioni che portano un giovane a essere disoccupato, alla ricerca di un lavoro o peggio rassegnato. Come sottolinea lo studio, infatti, nella categoria rientrano sia il neolaureato “con alte potenzialità e motivazioni”, che sta cercando un lavoro in linea con le proprie aspettative, sia il giovane che ha abbandonato presto gli studi, “con basso capitale sociale e forte esposizione alla demotivazione”. Il rischio di trovarsi nella condizione di Neet, oltre ad essere legato all’istruzione e al grado di intraprendenza personale, è maggiore per le donne e aumenta con l’età.

Un progetto europeo per aiutare i giovani inattivi ai tempi del coronavirus

Secondo Eurostat, il 16,5% degli europei tra i 20 e i 34 anni sono NEET, un acronimo che si riferisce a quei giovani che non stanno cercando attivamente un’occupazione, non sono inseriti in un percorso di istruzione né in quello …

Le cause

Secondo Rosina i fattori che spiegano l’accentuazione del fenomeno in Italia sono tre. Innanzitutto molti giovani, all’uscita dal sistema formativo, non hanno adeguate competenze e sono sprovvisti delle esperienze richieste dalle aziende. La seconda ragione sta nel fatto che, pur avendo elevata formazione e alte potenzialità, molti giovani non trovano posizioni all’altezza delle loro capacità e aspettative. Infine gli strumenti che dovrebbero orientare e supportare i giovani nella ricerca di lavoro sono insufficienti e spesso inadeguati.

Il livello di istruzione degli italiani

Secondo quanto emerge dal rapporto Istat gli italiani sono tra fra gli ultimi in Europa per livello di istruzione. Solo il 62,2% delle persone tra i 25 e i 64 anni ha un diploma, contro una media Ue del 78,7%, l’86,6% della Germania e l’80,4% della Francia. Solo Spagna, Malta e Portogallo sono messi peggio dell’Italia.

Non meno ampio è il divario rispetto alla quota di popolazione che ha la licenza media: in Italia, si tratta del 19,6%, contro un valore medio europeo pari a un terzo (33,2%). Anche la crescita della popolazione laureata è più lenta rispetto al resto d’Europa, con un incremento di soli +0,3 punti nell’ultimo anno (+0,9 punti in media Ue) e di +2,7 punti nell’ultimo quinquennio (+3,9 punti).