Il pacchetto di aiuti tedesco e il rischio asimmetrico

Il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz. [EPA-EFE/CHRISTIAN MARQUARDT / POOL]

La Germania sta per varare un nuovo massiccio pacchetto di stimoli all’economia. Dimostrando ancora una volta che l’esito più probabile di questa crisi saranno delle risposte asimmetriche, sulla base delle diverse capacità fiscali nazionali; che rischiano di alimentare l’accumularsi di divergenze e divari crescenti in Europa.

La perdita attesa del 10% dagli introiti sulle imposte, annunciata giovedì 14 maggio in conferenza stampa dal Ministro delle Finanze Scholz, determinerà un peggioramento degli indicatori fiscali. Al contrario rispetto al passato, soprattutto nei confronti delle scelte di politica economica di altri paesi, l’austerità non sembra essere stavolta la scelta vincente.

Tanto è vero che il ministro ha ipotizzato per giugno un pacchetto massiccio di iniezione di liquidità per sostenere la domanda, stabilizzare i redditi e stimolare gl’investimenti. Un intervento che, nelle intenzioni, dovrebbe essere ripetuto anche nel 2021 e 2022.

Estremamente interessante il fatto che sia stata fornita una chiave di lettura per capire in quali direzioni tali risorse verranno distribuite. Il Consiglio responsabile per assistere il Governo tedesco sulle politiche ambientali ha presentato infatti il rapporto quadriennale sullo stato delle politiche ambientali del paese, chiedendo che la Germania diventi ‘carbon-neutral’ entro il 2038. È lecito quindi immaginare che parte di quel pacchetto di stimoli venga indirizzata verso la transizione ecologica ed energetica, in linea con le priorità fissate dalla nuova Commissione Europea.

Il che naturalemente va benissimo. Ma, ancora una volta rischia, finanziato sui bilanci nazionali, di acuire le distanze fra i paesi europei.