Il coronavirus aumenta le sfide per le aziende europee in Cina

Il rallentamento della seconda economia mondiale viene considerato come la più grande sfida commerciale dagli intervistati di un sondaggio della Camera di Commercio dell'Unione Europea in Cina. [Unione Europea, 2020. Fonte: CE - Servizio audiovisivo]

L’epidemia di coronavirus ha reso ancora più difficile per le aziende europee fare affari in Cina tenendo conto del rallentamento della crescita dei ricavi, degli ostacoli normativi e del peso del settore statale. A rivelarlo è una ricerca della Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina.

L’indagine, condotta a febbraio, mostra un trend negativo, soprattutto nei settori della logistica, della chimica e del petrolio, dell’edilizia e dell’automobile, che hanno la quota più alta di intervistati che hanno registrato una crescita negativa.

Metà delle 626 aziende europee intervistate hanno dichiarato che le loro entrate in Cina lo scorso anno sono aumentate del 5% o poco più, la percentuale più bassa degli ultimi dieci anni.

Metà degli intervistati ritiene che le imprese statali cinesi guadagneranno opportunità a discapito del settore privato nel 2020, con un aumento di sette punti percentuali rispetto all’anno precedente. L’epidemia di COVID-19 rischia di esasperare questa situazione, dato che il governo di Pechino ora si rivolge alle aziende di Stato come fonte di stabilità.

“L’insufficiente liberalizzazione del mercato cinese ha visto la Cina muoversi verso un modello di economia basato sue due : da un lato, le forze di mercato stanno diventando sempre più decisive e i moderni meccanismi di regolamentazione sembrano sempre più internazionali, dall’altro, i settori critici dell’economia sono dominati da campioni nazionali di proprietà statale, con le imprese private che vengono soffocate o costrette ad abbandonare completamente il mercato”, spiega il rapporto.

“Nonostante il difficile contesto globale e le incertezze causate dalla pandemia COVID-19, le aziende europee rimangono nel complesso fortemente impegnate nei confronti della Cina, che rimane una delle tre principali destinazioni di investimento per il 63% degli intervistati”, ha dichiarato Denis Depoux, Global Managing Director di Roland Berger. “Le aziende europee sono sempre più presenti in Cina sia per soddisfare la crescente domanda interna che per attingere al suo ecosistema innovativo”.