II Recovery italiano divide la maggioranza: Consiglio dei ministri sospeso

Il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte. EPA-EFE/ANGELO CARCONI

La discussione nel Consiglio dei ministri sul piano italiano per la ripresa da presentare a Bruxelles è rinviata a mercoledì, dopo le proteste di Italia Viva. La ministra della compagine renziana, Teresa Bellanova, ha fatto sapere che non si può votare “al buio” la proposta del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Però il tempo utile per trovare un accordo sta per scadere. Giovedì 10 dicembre Conte è atteso a Bruxelles per il Consiglio europeo.

I malumori di Italia Viva erano emersi già domenica 6 dicembre, nel corso del vertice serale in videocollegamento convocato da Conte con i capigruppo di maggioranza, quando Maria Elena Boschi ed Ettore Rosato avevano abbandonato la riunione prima della conclusione. Nella mattinata di oggi (lunedì 7 dicembre) lo scenario di potenziale rottura è stato confermato prima dallo slittamento del Cdm alle 11 e poi dalla fumata nera. “209 miliardi non sono un fatto privato. Ho ricevuto alle 2 di stanotte un testo, senza avere il tempo di un approfondimento puntuale. Una pratica inaccettabile e discutibilissima, soprattutto se è in gioco il futuro del Paese. Equivale a chiedere di votare al buio. Italia Viva non lo ritiene possibile”. Così la ministra Teresa Bellanova.

Si apre dunque una settimana difficilissima per il governo italiano in generale e per Giuseppe Conte nello specifico: l’esecutivo rischia di cadere sulla riforma del Mes, mercoledì in aula, soprattutto per le forti divisioni interne al Movimento 5 Stelle, ma a questo punto la maggioranza rischia di sfaldarsi anche sul Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Quattro capitoli, sei missioni (digitalizzazione; rivoluzione verde; mobilità e trasporti; istruzione e ricerca; inclusione di genere, sociale e territoriale; salute), sessanta progetti complessivi, una task force di esperti e una cabina di regia di sei super manager con poteri speciali per accelerare gli investimenti. Questi i numeri che si conoscono del piano per utilizzare le ingenti risorse in arrivo da Bruxelles. Il tema più diviso sembra essere quello della governance e dunque la proposta di una cabina di regia politica (composta dal premier, dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e dal ministro per lo Sviluppo Stefano Patuanelli) e di un comitato tecnico di sei manager che si dovrebbe occupare dell’attuazione dei progetti. I supermanager (ciascuno per una delle sei missioni del piano), affiancati da circa novanta tecnici, avranno poteri ampi per intervenire laddove si dovesse presentare il rischio di ritardi e quindi di perdere risorse. Un tallone d’Achille per l’Italia, da sempre in fondo alle classifiche per la capacità di spesa dei fondi comunitari.

Sulla questione del piano italiano è intervenuto anche il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, rispondendo alle domande degli eurodeputati: le linee guida del Recovery plan italiano “sono coerenti con l’impostazione Ue” ma “ci potremo pronunciare su aspetti specifici quando lo riceveremo”. Anche molti altri Paesi non hanno ancora presentato il piano di ripresa alla Commissione. Il piano francese invece è già dettagliatissimo.

Quello italiano, comunque, non sembra essere l’unico governo che rischia di cadere prima che il Recovery Plan veda la luce: anche la coalizione al potere in Polonia sembra essere entrata in un conflitto difficilmente sanabile domenica, alla vigilia di una settimana decisiva per il budget dell’Unione europea 2021-2027 e il Recovery Plan. In questo caso il pomo della discordia è la minaccia di porre il veto su Next Generation Eu (e di rischiare dunque di rimanerne semplicemente fuori) avanzata da Polonia e Ungheria.

In mezzo a tutta questa bagarre, resta il monito della Presidente della Bce, Christine Lagarde, che ha a più riprese affermato che la seconda ondata pandemica avrà pesanti ricadute sull’economia e per questo il piano per la ripresa deve diventare subito operativo, senza ulteriori ritardi o esitazioni. Altrimenti rischia di non essere sufficiente.

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