I sindacati europei avvertono: senza altre misure straordinarie, la disoccupazione raddoppierà

epa08761432 Il commissario europeo per il bilancio Johannes Hahn tiene una conferenza stampa sulla prima emissione di obbligazioni sociali dell'UE nell'ambito del sostegno temporaneo per mitigare i rischi di disoccupazione in caso di emergenza (SURE) presso la Commissione europea a Bruxelles, Belgio, 21 ottobre 2020. EPA-EFE/OLIVIER HOSLET

Il numero di disoccupati nell’Ue potrebbe raddoppiare e raggiungere i 30 milioni di persone, a meno che i governi non proroghino le misure di sostegno per rispondere alla pandemia Covid-19. Questo il monito che i sindacati hanno inviato ai governi dell’Ue in una lettera vista da EURACTIV.

Attualmente ci sono 15,6 milioni di disoccupati nell’Ue, 1,7 milioni in più rispetto all’inizio della crisi Covid, a marzo.

Secondo l’ultima ricerca della Confederazione europea dei sindacati (Ces), basata sulle informazioni raccolte dagli affiliati nazionali, questa cifra potrebbe aumentare di 14 milioni se i governi nazionali opteranno per un improvviso ritiro dei programmi nazionali di emergenza per il lavoro a orario ridotto.

Per questo motivo, il segretario generale della Ces, Luca Visentini, ha inviato una lettera ai ministri delle Finanze e del Lavoro dell’Unione europea per avvertirli dei rischi di un ritiro anticipato di tali misure.

“C’è un alto rischio che le decine di milioni di lavoratori sospesi dal lavoro e che beneficiano delle varie misure di tutela del lavoro messe in atto dai governi, diventino disoccupati se il divario temporale tra le misure di emergenza e i pagamenti del Recovery Plan non viene colmato da adeguate misure di sostegno ai lavoratori e alle imprese”, ha affermato il segretario della Ces.

Visentini ha sottolineato che molti governi stanno prolungando le misure straordinarie per i lavoratori. “Ma questo non accade ovunque e non tutte le categorie di lavoratori sono coperte”, perché non sono inclusi alcuni lavori precari, i lavoratori autonomi o i lavoratori stagionali.

La Ces ha invitato i ministri a prorogare i regimi di lavoro a orario ridotto fino a quando sarà “in corso una vera ripresa economica” e a colmare le lacune esistenti.

“Vi invitiamo a considerare queste richieste con urgenza, per evitare una tragedia, causata dalla disoccupazione, dalla quale l’Europa non potrà riprendersi”, ha aggiunto Visentini.

L’Ue ha lanciato il programma Sure, uno strumento da cento miliardi di euro a sostegno della cassa integrazione o di programmi nazionali analoghi, ma potrebbe non essere sufficiente.

Esaurite infatti le richieste dei 17 Stati membri che hanno fatto ricorso ai suoi prestiti a basso costo, rimarranno solo 12 miliardi di euro disponibili. La situazione economica e sanitaria continua però a peggiorare in Europa a causa della seconda ondata della pandemia.

Sure fa parte del finanziamento di emergenza fornito dall’Ue per aiutare gli Stati membri contro il virus. La Banca europea per gli investimenti sta inoltre iniettando 25 miliardi di euro di garanzie alle imprese e i funzionari della Bei hanno dichiarato che utilizzeranno tutte le garanzie entro la metà del 2021.

Il Meccanismo europeo di stabilità offre fino a 240 miliardi di euro di prestiti a basso costo ai governi della zona euro. I paesi dell’euro resistono però a utilizzare il Mes, perché si trascina il retaggio di essere il fondo di salvataggio della zona euro.

Nel frattempo, il Recovery and Resilience Facility, la maggior parte dei 750 miliardi di euro del fondo di recupero dell’Ue, non arriverà almeno fino all’autunno 2021.

Per questo motivo, anche Maria Demertzis, vicedirettore del think tank di Bruegel, ha sostenuto l’idea di un certo “finanziamento ponte” fino a quando i fondi di recupero non saranno operativi. Secondo lei, la soluzione più fattibile sarebbe quella di estendere il Sure per far fronte all’impatto della seconda ondata della pandemia sul mercato del lavoro europeo.