Green Deal, agenda digitale e salario minimo: i Paesi SEE sposano la linea dell’UE

Da sinistra il segretario generale dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA) Henri Getaz, il ministro degli Esteri norvegese Ine Marie Eriksen Soreide, il ministro degli Esteri del Liechtenstein Aurelia Frick, il ministro degli Esteri islandese Gudlaugur Thor Thordarson e il ministro rumeno per le imprese e il commercio Stefan Radu Oprea [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

I ministri dello Spazio Economico Europeo (SEE), riuniti in videoconferenza, hanno discusso di come il Covid-19 e la Brexit abbiano influito sugli accordi preesistenti, ma anche di strategie politiche per il prossimo futuro. All’ordine del giorno infatti anche il Green Deal, l’agenda digitale e la dimensione sociale.

Lo Spazio Economico Europeo, istituito nel 1994, estende il mercato unico europeo anche ai Paesi aderenti all’Associazione Europea di Libero Scambio (EFTA) e ne sono membri la Norvegia, l’Islanda e il Liechtenstein. Alla presenza dunque, dei ministri degli esteri dei tre Stati e dei rappresentanti dell’Unione Europea, è stata ribadita con forza l’importanza dello Spazio Economico Europeo, non messo assolutamente in dubbio dalla crisi. I ministri coinvolti anzi ne rilanciano il ruolo anche su scala mondiale per contribuire ad una “modernizzazione” della World Trade Organization (WTO), in modo da “adattarlo all’economia in rapida evoluzione e per garantire condizioni di parità sui mercati mondiali”.

Non poteva mancare un punto sulla Brexit, che riguarda tutta l’EEA (European Economic Area). Il Regno Unito uscirà infatti, non solo dall’UE, ma, contestualmente, anche dallo Spazio Economico Europeo. È stato tuttavia stabilito che, finché perdurerà la fase di transizione che dovrebbe portare il Regno Unito fuori dall’UE, quest’ultimo continuerà ad essere trattato, dai membri dell’EEA, come un normale stato membro dell’Unione.

Brexit, nuova tegola per Johnson sulla sede diplomatica UE a Londra

Uno stallo che sta alimentando la tensione tra Unione Europea e Regno Unito con il rischio di aggravare il rallentamento dei negoziati.

Come riporta un articolo del Financial Times ulteriori rallentamenti nei negoziati tra Bruxelles e Londra sono dietro l’angolo. …

Il legame tra l’UE e i Paesi dell’EEA emerge ancor più chiaramente quando si affrontano le priorità valoriali e politiche per i prossimi anni. Durante l’incontro è stata infatti ribadita la centralità dei valori fondanti dell’Europa intera, a partire da democrazia e stato di diritto e si è fatta particolare attenzione anche agli obbiettivi legati a inclusione sociale e parità di genere, come già fatto dall’UE nella sua strategia per la parità di genere.

L’EEA ha poi sposato in pieno le due priorità politiche contenute nell’agenda politica della commissione europea: Green Deal e agenda digitale. I Paesi membri si impegnano a mantenere l’aumento delle temperature globali massimo all’1,5%, a rispettare gli obbiettivi dell’agenda 2030 e degli accordi di Parigi, ma anche a rafforzare gli sforzi globali per ridurre le emissioni, in vista della prossima COP26.

Sono condivise anche le politiche legate alla dimensione sociale del mercato unico. Viene infatti ritenuto cruciale, per il mercato unico, agire per l’occupazione giovanile e l’EEA supporta anche l’idea che “tutti i salari siano fissati in modo trasparente e prevedibile, secondo le prassi nazionali e nel rispetto dell’autonomia delle parti sociali”, aprendo di fatto alla proposta di salario minimo avanzata dalla Commissione Von der Leyen.

È infine ritenuto interesse di chi fa parte del mercato unico, che vengano alleviate le persistenti disparità economiche e sociali tra le regioni europee e che si continuino gli sforzi per assicurare pari opportunità e buone condizioni di lavoro a tutti i cittadini del mercato interno, con particolare attenzione ai programmi che riguardano i lavoratori transfrontalieri.

Tra i punti chiave degli accordi che legano i paesi dell’EEA all’UE ci sono infine anche i programmi europei compresi nel Quadro Finanziario Pluriennale, in particolare quelli incentrati su ricerca e mobilità, come Horizon ed Erasmus+.