Global minimum tax, l’Ue presenta la direttiva per tassare le multinazionali

Il commissario europeo all'economia Paolo Gentiloni. [EPA-EFE/KENZO TRIBOUILLARD / POOL]

La proposta, che segue l’accordo internazionale già raggiunto in sede Ocse, stabilisce come sarà applicata l’aliquota minima del 15% in tutti i Paesi dell’Unione.

La Commissione europea ha proposto una direttiva per garantire la tempestiva entrata in vigore della Global minimum tax, che prevede l’introduzione di un’imposta minima globale del 15% per le multinazionali come concordato in sede Ocse.

La proposta rispecchia l’accordo internazionale e stabilisce in che modo i principi dell’aliquota fiscale effettiva del 15 % – concordati tra 137 paesi – saranno messi in pratica nell’Ue.

“La direttiva proposta garantirà che la nuova aliquota d’imposta effettiva minima del 15 % per le grandi imprese sia applicata in modo pienamente compatibile con il diritto dell’Ue. La prossima estate, una volta firmata la relativa convenzione multilaterale, daremo seguito a una seconda direttiva per attuare l’altro pilastro dell’accordo sulla ridistribuzione dei diritti di imposizione. La Commissione europea ha lavorato duramente per conseguire questo accordo e sono orgoglioso che oggi siamo all’avanguardia nell’attuarlo a livello mondiale”, ha spiegato il commissario all’Economia Paolo Gentiloni.

Le norme proposte si applicheranno a qualsiasi grande gruppo, nazionale o internazionale che abbia la società madre o una controllata in uno Stato membro dell’Ue. Se l’aliquota effettiva minima non viene imposta dal Paese in cui una società a bassa imposizione è ubicata, sono previste disposizioni che consentono allo Stato membro della società madre di applicare un’imposta complementare. La proposta garantisce inoltre un’imposizione effettiva nel caso in cui la società madre sia situata al di fuori dell’Ue in un paese a bassa imposizione che non applica norme equivalenti.

In linea con l’accordo globale, la proposta prevede anche alcune eccezioni. Per ridurre l’impatto sui gruppi che svolgono attività economiche reali, le imprese potranno escludere un importo di reddito pari al 5% del valore dei beni materiali e al 5% dei salari. Le norme prevedono inoltre l’esclusione di importi minimi di profitto, al fine di ridurre l’onere di conformità in situazioni a basso rischio. Ciò significa che quando i profitti e i ricavi medi di un gruppo multinazionale in un dato paese sono inferiori a determinate soglie minime, tale reddito non è preso in considerazione nel calcolo dell’aliquota.

“La direttiva fornirà certezza giuridica e assicurerà che le norme del secondo pilastro siano attuate in modo compatibile con il diritto dell’Ue”, ha  sottolineato Gentiloni. “Inoltre, muovendoci rapidamente con questa proposta, stiamo facilitando una prima discussione tra i ministri delle Finanze a gennaio, al fine di raggiungere un rapido accordo durante la Presidenza francese. Ciò è necessario per rispettare la scadenza del 2023 concordata a livello globale per l’entrata in vigore delle regole”.

La stretta sulle società di comodo

L’esecutivo Ue ha presentato anche un’iniziativa per contrastare l’uso improprio di società di comodo a fini fiscali impropri e per far sì che le entità dell’Unione europea che hanno un’attività economica nulla o minima non possano beneficiare di alcun vantaggio fiscale e né imporre alcun onere finanziario ai contribuenti.

Utilizzando una serie di indicatori oggettivi relativi a reddito, personale e locali, la proposta aiuterà le autorità fiscali nazionali a individuare società che esistono solo sulla carta. Le società di comodo o le società fantasma possono svolgere utili funzioni commerciali, ma alcuni gruppi di imprese internazionali e singoli individui ne abusano per una pianificazione fiscale aggressiva o per evadere il fisco, ricorda Bruxelles.

La proposta introduce un sistema di controllo basato su una serie di indicatori, che costituiscono una sorta di “porta d’ingresso”. La proposta stabilisce tre gateway, o “porte di ingresso”. Se una società li supera tutti e tre sarà tenuta a dare annualmente maggiori informazioni alle autorità fiscali attraverso la sua dichiarazione dei redditi.