Gig economy, l’Ue avvia consultazioni sulle tutele dei rider in vista di una nuova legge

riders [EFE/ Marta Pérez]

La Commissione europea intende rafforzare la tutela di rider e lavoratori atipici. La pandemia infatti ha accelerato ulteriormente l’espansione dei modelli di attività basati sulle piattaforme digitali. Allo stesso tempo però ha messo ancor più in evidenza la precarietà e la vulnerabilità dei lavoratori della Gig economy, sia in termini di esposizione a rischi per la salute e la sicurezza che di mancanza di tutele sociali.

La questione è sempre la stessa. Bisogna chiarire se chi lavora per Uber o Deliveroo debba essere considerato un lavoratore dipendente o meno, ma anche stabilire fino a che punto è lecito che un algoritmo monitori la vita di questi lavoratori. Bruxelles mercoledì 24 febbraio ha avviato la prima fase di consultazione delle parti sociali in vista di una nuova normativa.

Secondo le stime della Commissione più di 24 milioni di persone in Europa hanno finora offerto il loro lavoro tramite piattaforme, e per circa tre milioni la gig economy è addirittura la principale fonte di reddito.

“L’obiettivo di questa prima fase della consultazione delle parti sociali è quello di raccogliere le opinioni delle parti sociali europee sulla necessità e la direzione delle possibili azioni dell’Ue per migliorare le condizioni di lavoro in tale settore. La consultazione resterà aperta per almeno 6 settimane”, spiega l’esecutivo in una nota.

“Le piattaforme possono contribuire alla ricerca di un nuovo lavoro e alla sperimentazione di nuove idee imprenditoriali. Allo stesso tempo, dobbiamo garantire che i nostri valori europei siano correttamente integrati nell’economia digitale. Dobbiamo assicurarci che queste nuove forme di lavoro rimangano sostenibili ed eque”, ha dichiarato la vicepresidente della Commissione Ue Margrethe Vestager.

“Le opinioni delle parti sociali saranno essenziali per mettere a punto un’iniziativa equilibrata dedicata al lavoro tramite piattaforme digitali nell’Ue”, ha aggiunto il commissario per il Lavoro e i diritti sociali Nicolas Schmit.

Se queste le aziende non inizieranno a negoziare con i sindacati su questioni come lo status dei lavoratori, le tutele e il ruolo degli algoritmi, la Commissione avvierà una nuova fase di consultazioni. Se questo non sarà sufficiente per spingere le piattaforme a confrontarsi con le associazioni dei lavoratori, l’esecutivo Ue potrebbe decidere di ricorrere a una direttiva entro la fine dell’anno.

Una legge a livello europeo potrebbe semplificare l’attuale quadro normativo che è ancora molto frammentato, con Paesi che prendono posizioni diverse e tribunali che emettono sentenza in contrasto tra loro. La maggioranza degli Stati membri al momento considera i rider lavoratori autonomi, ma in Spagna e nei Paesi Bassi si stanno discutendo delle proposte di legge che potrebbero portare a una svolta, costringendo le aziende a considerarli “personale permanente”.

Le aziende, dal canto loro, spingono perché accada esattamente il contrario. Nelle scorse settimane Uber ha pubblicato un white paper, rivolto proprio all’Unione europea, nel quale chiede a Bruxelles di seguire il modello californiano della Proposition 22, una norma che di fatto esenta le società di delivery dall’assumere i rider. Tuttavia assicura loro alcune tutele, come un incremento della paga minima oraria, l’assicurazione sanitaria, rimborsi delle spese su base chilometrica e indennizzi per gli infortuni in orario di servizio.