Germania, le sfide della presidenza UE tra ripresa e ‘Frugal Four’

La Cancelliera tedesca Angela Merkel. [EPA-EFE/CLEMENS BILAN]

La pandemia di coronavirus ha costretto la Germania a rivedere radicalmente le priorità per la sua presidenza del Consiglio dell’UE nella seconda metà dell’anno. Una cosa è chiara: il più grande Paese dell’UE prende il timone nel bel mezzo di una crisi senza precedenti, in un momento cruciale per gli sforzi di ripresa del blocco.

“Le aspettative della presidenza tedesca sono aumentate ancora una volta con la crisi del coronavirus”, dice un documento inviato mercoledì (27 maggio) dalla cancelliera Angela Merkel ai leader dei gruppi politici del Parlamento europeo.

Una frase che riassume la difficoltà del compito per Berlino: “Durante la sua presidenza, la Germania deve reagire in modo flessibile alla crisi e alle sue ripercussioni economiche e sociali, pur continuando a portare avanti questioni importanti per il futuro”.

“La prossima presidenza tedesca sarà al centro della ricostruzione dell’Europa. Siamo certi che questo sia il momento giusto per rafforzare la nostra Unione”, ha dichiarato martedì (26 maggio) il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, dopo un video incontro con Angela Merkel.

Piano Von der Leyen: Recovery Fund da 750 miliardi, all'Italia 172,7 miliardi

L’annuncio è finalmente arrivato. Il Recovery Fund proposto dalla Commissione Europea ammonta a 750 miliardi di euro. L’Italia è il Paese che riceverà la quota più alta.

Il piano proposto dalla Commissione europea comprenderà 500 miliardi di sovvenzioni  condizionate (grants) emesse direttamente …

La gestione del controverso piano di ripresa

Il governo tedesco avrà il difficile compito di condurre con successo i negoziati sul bilancio dell’UE per il 2021-27, sul Quadro finanziario pluriennale (QFP) e sul Recovery Fund, che la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha presentato mercoledì 27 maggio.

Il Recovery Fund comprende un totale di 750 miliardi di euro, con 500 miliardi di euro messi a disposizione degli Stati membri sotto forma di sovvenzioni e 250 miliardi di euro come prestiti. Fa parte della proposta riveduta del QFP, che aggiungerà altri mille miliardi di euro alle spese dell’UE.

I negoziati sul QFP “richiederanno molta attenzione”, come dichiarato nella lettera del governo federale tedesco ai capi dei gruppi parlamentari. Alcuni paesi dell’UE hanno già annunciato, in vista della presentazione di oggi, di non voler sostenere le sovvenzioni.

Combattere la pandemia la “massima priorità”

Il programma prevede nuovi piani per combattere la pandemia. Lunedì (25 maggio), il ministro tedesco per gli Affari Europei Michael Roth ha descritto la “risposta europea alla crisi della pandemia COVID-19 come la priorità assoluta” della Presidenza della Germania nel Consiglio. L’obiettivo è quello di “affrontare la sfida in modo ben coordinato”.

A tal fine, il governo tedesco sostiene un approccio cooperativo che, oltre alla condivisione delle conoscenze e al coordinamento sanitario, mira soprattutto a rafforzare la resistenza contro la disinformazione.

Anche la politica climatica, che comprende il Green Deal europeo, e la trasformazione digitale sono descritte come “questioni organizzative centrali”. Il recupero post-crisi deve essere un recupero verde, afferma il documento. Questo è in linea con le proposte del piano di ripresa franco-tedesco presentato il 18 maggio.

Stato di diritto e migrazione all’ordine del giorno

Roth ha sottolineato che anche la promozione del rispetto dello stato di diritto è in “cima all’ordine del giorno” e sarà legata alla concessione di fondi UE.

Come ha dichiarato martedì (26 maggio) Maroš Šefčovič, vicepresidente della Commissione per le relazioni interistituzionali e le previsioni, in occasione di una conferenza stampa, la presidenza tedesca del Consiglio dell’UE potrebbe utilizzare una relazione della Commissione sullo stato di diritto prevista per settembre “per innescare una vera e propria discussione sull’argomento in seno al Consiglio”.

Anche le trattative legate alla Brexit domineranno l’agenda. L’UE e il Regno Unito hanno un calendario molto serrato per raggiungere un accordo prima della fine del periodo di transizione, il 31 dicembre. Al momento, le prospettive non sono particolarmente positive.

Un’altra priorità è la riforma del sistema europeo comune per i richiedenti asilo. La Commissione dovrebbe presentare la sua proposta di patto sull’immigrazione a giugno. Nella bozza di programma presentata a marzo, la Germania aveva sostenuto “la necessità di regolamentare nuovamente le responsabilità e di evitare che i singoli Stati siano sovraccaricati”.

Il governo tedesco sta inoltre cercando di sviluppare ulteriormente la politica di sicurezza e di difesa comune, con l’obiettivo di migliorare l’efficacia dell’UE sia in ambito civile che militare. Questo include anche il rafforzamento delle iniziative di difesa europee come la PESCO (Permanent Structured Cooperation) e contemporaneamente il miglioramento della cooperazione con la NATO.

"Paesi frugali" contro il rafforzamento del bilancio UE

In un documento la risposta netta alla proposta franco-tedesca in vista della riunione dei commissari mercoledì 27 maggio. Dure reazioni del vice-presidente del Parlamento Europeo Karas e del ministro Amendola. Gozi (RE) chiede coraggio dalla Commissione, mentre il vice-presidente Castaldo …

La gestione dei ‘Frugal Four’

La settimana scorsa quattro Stati si sono opposti a un fondo di recupero troppo generoso: Austria, Svezia, Danimarca e Paesi Bassi, i cosiddetti “Frugal Four”.

La loro bozza per un fondo di recupero, apparsa la scorsa settimana in risposta a una proposta concordata dalla Cancelliera Angela Merkel e dal Presidente francese Emmanuel Macron, ha illustrato in dettaglio le loro preoccupazioni.

Il loro punto più importante è che i fondi di aiuto non dovrebbero essere emessi sotto forma di sovvenzioni, ma di prestiti rimborsabili. Il fondo non dovrebbe portare ad alcuna mutualizzazione del debito e dovrebbe essere chiuso dopo due anni, avevano aggiunto gli Stati.

La proposta della Commissione prevede ora un mix di sovvenzioni e prestiti. Su un totale di 750 miliardi di euro, 250 miliardi di euro devono essere rimborsati.

Un’Austria possibilista

Le reazioni iniziali dei quattro sono sorprendentemente diverse. Dopo la presentazione del Piano Merkel-Macron, il Cancelliere austriaco Sebastian Kurz (ÖVP) si era fatto portavoce di tutti e quattro gli stati, annunciando su Twitter la loro posizione comune contro le sovvenzioni.

Questa volta Kurz ha subito segnalato la sua disponibilità al compromesso e ha descritto la proposta della Commissione come “punto di partenza per le trattative”. In un comunicato stampa ha accolto con favore il limite di tempo, che impedisce la mutalizzazione dei debiti. Ma “ciò che deve ancora essere negoziato è l’importo e il rapporto tra sovvenzioni e prestiti”, ha detto Kurz.

Il ministro delle Finanze Gernot Blümel (ÖVP) è stato più morbido del Cancelliere alla vigilia della proposta della Commissione, quando in un’intervista televisiva ha detto che il fondo di ricostruzione finale sarebbe stato un mix di sovvenzioni e prestiti.

Un fattore che suggerisce l’approvazione austriaca è  il partner della coalizione dell’ÖVP, il partito dei Verdi. Il loro portavoce per l’Europa, Michel Reimon, ha descritto la proposta della Commissione come un “buon punto di partenza”.

Il vicecancelliere Werner Kogler, anche lui dei Verdi, ha espresso sentimenti simili in una lettera al gruppo dei Verdi al Parlamento europeo, in cui ha accolto con favore le idee del piano Macron-Markel (che prevedeva solo sovvenzioni) e ha sottolineato che il denaro degli aiuti non può peggiorare il livello di debito degli Stati.

Olanda combattiva, Svezia preoccupata

Dai Paesi Bassi arrivano toni combattivi. “È difficile immaginare che questa proposta sarà lo stato finale di questi negoziati”, ha detto un diplomatico olandese a EURACTIV.

Le posizioni “sono molto lontane”, e la posizione olandese continua a basarsi sul documento informale dei ‘Frugal Four’. Colpisce però il fatto che mercoledì il premier Mark Rutte abbia elogiato l’Italia per aver presentato un piano di ricostruzione da finanziare con fondi comunitari.

Il ministro degli Esteri danese Jeppe Kofod ha invece accolto la proposta come “un’aggiunta sostanziale” da parte della Commissione, affermando che il mix di sovvenzioni e prestiti è stato “un passo importante verso la posizione danese”. Nelle prossime trattative, Kofod ha fatto voto di “lottare per gli interessi danesi”, ma ha riconosciuto che si dovrà trovare un compromesso.

Da parte svedese, il primo ministro Stefan Löfven ha rilasciato una dichiarazione in cui criticava l’idea che i due terzi del denaro non avrebbero dovuto essere restituiti. Questo creerebbe falsi incentivi e porterebbe a una distribuzione inefficiente del denaro, secondo Löfven, e quindi probabilmente a “un forte aumento di quanto la Svezia paga all’UE”.