Gentiloni: “Stiamo lavorando sul salario minimo europeo”

Il commissario europeo Paolo Gentiloni. EPA-EFE/Francisco Seco / POOL Pool

Nel momento in cui l’Ue affronta la peggiore crisi dal dopoguerra, il Commissario europeo Gentiloni avanza una proposta politica ambiziosa: un salario minimo europeo.

L’idea del salario minimo viene da lontano e nasce per assicurare che i lavoratori deboli siano coperti da condizioni minime che garantiscano loro standard di vita dignitosi.

Anche se il tema dei salari non è di competenza europea, il tema è sul tavolo della Commissione von der Leyen da settimane. Non è un caso che dopo l’approvazione delle misure di Next Gegeration Eu e di Sure (una cassa integrazione europea) Gentiloni ne abbia parlato apertamente al Brussels Economic Forum: “Stiamo lavorando sul salario minimo, sappiamo che non è facile” perché, sia nei Paesi in cui il welfare “non è avanzato” sia in quelli in cui lo è, “c’è un certo scetticismo, ma credo che sia il momento giusto per cercare di avere un salario minimo in Ue”.

La situazione in effetti nei diversi Paesi è molto variegata: vi sono addirittura Paesi sprovvisti di salario minimo nella legislazione nazionale e tra questi, c’è anche l’Italia, insieme all’Austria e ai Paesi nordici. Altri Paesi hanno una lunga tradizione in questo senso (in Francia il salario minimo risale al 1950) e altri ancora hanno implementato la misura solo di recente: è il caso emblematico della Germania che ha introdotto il Mindestlohngesetz – MiLoG a gennaio 2015.
Vi sono però dei problemi più sostanziali: in primis, il tema del divario salariale medio nei vari Paesi, e quello del divario del costo della vita. Un secondo problema, legato al precedente, è la differenza salariale in termini relativi: i salari minimi in Polonia e Ungheria sono più alti che in Olanda o Germania. Il percorso verso un “salario minimo europeo” non sarà facile.

D’altra parte, la situazione economica è tale da imporre un generale ripensamento del modello di sviluppo e del modello sociale: “Le cifre pubblicate oggi da Eurostat mostrano quanto sia forte l’impatto” della crisi del Covid-19 “sull’occupazione nonostante gli sforzi di tutti gli Stati membri e la straordinaria iniziativa della Commissione Ue con il programma Sure” a sostegno dei programmi di cassa integrazione in Ue, ha commentato il commissario Ue. Come ha spiegato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, “Questo Recovery Fund non è solo un pacchetto di stimolo. È molto di più, è un modo per trasformare il nostro modello economico e sociale. Non abbiamo soldi magici, quindi ogni singolo euro deve essere utilizzato in modo efficace”. Se da un lato Michel ha sottolineato che “l3a risposta economica dell’Ue” alla crisi del coronavirus “è stata di gran lunga superiore ai pacchetti di stimolo degli Usa o della Cina” e “invia un messaggio chiaro: unita, l’Europa è una potenza mondiale”, dall’altro lato, è l’occasione per fare tutto quello che prima sembrava impossibile, sembra dire Gentiloni. E del resto, fino a qualche mese fa anche la medesima risposta contenuta nel Recovery Fund sarebbe sembrata una banale utopia ai più.