Gender gap, l’Ue propone di sanzionare i datori di lavoro che discriminano le donne

La direttiva, che dovrà essere approvata dal Parlamento e dal Consiglio, prevede anche l’obbligo per i datori di lavoro di fornire informazioni sulle differenze di retribuzione tra i dipendenti.

Le donne in Europa guadagnano il 14,1% in meno degli uomini. Solo il 7% degli amministratori delegati sono donne, e le donne occupano solo il 17% dei posti dirigenziali. Inoltre le donne manager guadagnano 10 euro in meno degli uomini all’ora.

Per colmare questo divario la Commissione europea propone di obbligare i datori di lavoro a fornire informazioni sul livello retributivo nell’offerta di lavoro o prima del colloquio (senza chiedere ai potenziali lavoratori informazioni sulle retribuzioni precedentemente percepite) e le aziende che hanno almeno 250 dipendenti a rendere pubbliche all’interno della loro organizzazione tutte le informazioni sul divario retributivo tra lavoratori e lavoratrici. Questo consentirà alle donne di verificare se vengono pagate equamente, a parità di lavoro, o meno. Anche aziende più piccole saranno tenute a fornire informazioni sulla retribuzione, qualora il lavoratore ne faccia richiesta,

“Lo stesso lavoro merita la stessa retribuzione, e per la parità di retribuzione è necessaria la trasparenza – ha sottolineato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen – Le donne devono sapere se i loro datori di lavoro le trattano in modo equo. In caso contrario, devono potersi opporre e ottenere ciò che meritano”.

La direttiva proposta dalla Commissione prevede anche indennizzi per i lavoratori che hanno subito discriminazioni retributive di genere e sanzioni specifiche per le violazioni della norma sulla parità retributiva. Inoltre dà ai rappresentanti dei lavoratori la possibilità di agire in procedimenti giudiziari o amministrativi per conto dei lavoratori su questi temi.

Le regole riguardano lo stipendio di base, i bonus, gli straordinari, le pensioni e i rimborsi spese. “La proposta – precisa la Commissione – non chiede che le donne siano pagate allo stesso modo degli uomini, ma che qualsiasi differenza salariale debba essere basata su criteri chiari”.

La direttiva passerà ora al vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio. Se sarà adottata, gli Stati membri avranno due anni di tempo per recepirla. In tal caso i governi dei 27 Paesi Ue dovranno stabilire delle sanzioni per le aziende che si rifiutano di fornire informazioni sui potenziali divari salariali.

Pubblicare le informazioni potrebbe anche aiutare le donne a negoziare salari più alti, come è avvenuto in Svezia, Austria, Danimarca e Finlandia, dove la prassi di raccogliere dati sulle differenze salariali è già consolidata.