Francia, prosegue la guerra dei prezzi tra supermercati e fornitori

Lo scontro tra supermercati e fornitori nei negoziati annuali è costante dal 2008, anno della loro introduzione. [pio3/Shutterstock]

Nonostante i negoziati annuali tra i supermercati francesi e i loro fornitori siano terminati lunedì 1° marzo, la ‘guerra dei prezzi’ che ogni anno accende il dibattito è ben lontana dall’essere conclusa.

Dopo tre mesi di intense discussioni, i colloqui tra supermercati e produttori sono terminati nel risentimento. Diversi contratti non sono stati firmati entro la scadenza e i mediatori hanno ora 15 giorni per risolvere i conflitti.

I negoziati annuali sui prezzi di acquisto tra i supermercati e gli agricoltori e industriali che forniscono i prodotti sono una questione divisiva dal 2008, l’anno in cui sono diventati obbligatori.

Negoziati duri per molti settori

La Federazione nazionale francese dei sindacati degli agricoltori (Fnsea) e l’associazione dei Giovani agricoltori hanno denunciato il mese scorso “la deflazione che si è imposta sui produttori in troppi settori”. Secondo loro, la crisi sanitaria ha aumentato significativamente il prezzo di alcuni materiali grezzi, alzando anche il costo sostenuto dagli agricoltori per il cibo degli animali.

I supermercati, da parte loro, hanno negato che l’aumento del prezzo dei cereali abbia un impatto sul costo del cibo per gli animali, ha dichiarato la presidente della Fnsea Christiane Lambert a Euractiv in un’intervista.

Lambert ha criticato anche la pressione esercitata dai distributori nelle negoziazioni per ottenere prezzi inferiori nonostante il grande fatturato registrato a causa della chiusura dei ristoranti nel corso della pandemia.

Secondo Lambert, i negoziati si sono rivelati molto duri per i settori colpiti dall’aumento del prezzo dei cereali, inclusi quelli coinvolti nella produzione di salumi, pollame, uova, prodotti caseari e biscotti.

La sovranità alimentare francese a rischio

Non è la prima volta che le due parti si sono impantanate in un dibattito sulla giusta retribuzione dei produttori.

“La ‘guerra dei prezzi’ è ancora l’abitudine”, hanno dichiarato diversi sindacati e associazioni che rappresentano l’industria alimentare. Secondo loro, si va avanti ogni anno, impoverendo sia gli agricoltori che le compagnie che producono cibo e la sovranità alimentare francese è a rischio.

Il ministro dell’agricoltura francese Julien Denormandie aveva espresso la sua preoccupazione un mese prima della fine dei negoziati, in particolare per l’atteggiamento dei supermercati che “metteva a rischio la sostenibilità della sovranità alimentare francese”.

Denormandie ha recentemente dichiarato al settimanale La France Agricole che “con la ‘guerra dei prezzi’, la catena dell’agri-food in Francia è destinata a schiantarsi contro un muro”.

I distributori, tuttavia, sostengono di voler difendere il potere di acquisto dei consumatori. “Più di un terzo della popolazione francese fatica ad arrivare a fine mese non in perdita”, ha dichiarato Jacques Creyssel, delegato generale della Federazione del commercio e della distribuzione. “Dobbiamo tenere conto di questo e assicurarci che non ci sia un grande aumento dei prezzi”, ha aggiunto.

Accordi pluriennali – una  possibile soluzione?

Per spezzare lo stallo, il mediatore Serge Papin raccomanda di eliminare la soluzione dei negoziati annuali. Papin, che ha ricevuto l’incarico dal ministero dell’agricoltura a fine 2020, ha dichiarato a Euractiv che questi negoziati sono sempre basati su giochi di potere e che l’agricoltura sarebbe quella che rischia di pagare il prezzo maggiore.

Nel contesto delle discussioni particolarmente tese di quest’anno, Papin chiede accordi pluriennali e un indicatore del costo di produzione per le materie prime agricole come riferimento nei contratti, per aiutare i negoziati futuri.

Questo tipo di indicatore aiuterebbe a proteggere meglio gli agricoltori dai rischi dei negoziati annuali e costituirebbe la corretta applicazione della legge EGalim, entrata in vigore nel 2018 per bilanciare le relazioni nel settore agricolo e del cibo. Questa legge punta anche al pagamento del corretto prezzo ai produttori per assicurare loro “una vita dignitosa grazie al loro lavoro”.

Tuttavia, troppo spesso non è questo il caso. “Al Carrefour c’era una promozione questo weekend, 8,90 € per una costata di manzo di prima scelta. È scandaloso”, ha dichiarato Christiane Lambert. “È pericoloso per tutto il settore far capire al pubblico che può comprare una costata di prima scelta a meno di dieci euro”, ha aggiunto.