Fondi Ue per le regioni più colpite dalla crisi: cos’è React-Eu e perché è importante

EU press conference on Green and Just recovery [EPA-EFE/ARIS OIKONOMOU / POOL]

Il pacchetto da 47,5 miliardi è uno degli strumenti messi in campo dal Recovery Plan e servirà finanziare le spese per sanità, sostegno all’occupazione e aiuti per le imprese.

La politica di coesione, ovvero la principale politica d’investimento dell’Ue che mira a ridurre le disparità di sviluppo fra le diverse regioni, è uno dei punti chiave del Recovery Plan. Per far arrivare gli aiuti ai territori più colpiti dalla pandemia, nel quadro del Next Generation Eu, la Commissione europea ha proposto il pacchetto React-Eu, acronimo di Recovery Assistance for Cohesion and the Territories of Europe.

L’obiettivo è sostenere l’occupazione, i sistemi sanitari, le piccole e medie imprese di tutti i settori, compreso turismo e cultura. React-Eu stanzierà risorse aggiuntive per i programmi della politica di coesione esistenti, che andranno a potenziare le dotazioni per il periodo 2014-2020 e quelle proposte per il 2021-2027.

Le conseguenze economiche della pandemia di coronavirus hanno avuto un impatto diverso da Paese a Paese, sia per la portata dell’emergenza sanitaria stessa, sia per le misure di lockdown imposte per contenere la diffusione della malattia che hanno avuto pesanti ricadute su settori strategici. React-Eu ha lo scopo di affrontare le disuguaglianze che ne derivano. Si tratta di uno strumento di emergenza che durerà solo fino al 2021.

La Commissione europea aveva proposto che a questo programma venissero destinati 55 miliardi di euro, di cui 50 miliardi dal Next Generation Eu e 5 miliardi dalla revisione del Bilancio Ue in corso. Il Consiglio europeo di luglio invece ha tagliato il budget a 47,5 miliardi di euro. Scelta fortemente criticata dal Parlamento europeo, che chiede di tornare alla cifra proposta dalla Commissione.

Come saranno distribuite le risorse

I finanziamenti saranno distribuiti agli Stati e alle Regioni tenendo conto dell’impatto della pandemia sulle economie e sulla società, anche in termini di disoccupazione giovanile. All’Italia dovrebbero arrivare 15 miliardi.

La prima tranche di aiuti, che riguarda il 50% dell’ammontare, potrà essere utilizzata nel periodo 2020-2021. Gli Stati membri potranno decidere autonomamente come indirizzare i fondi, scegliendo se destinare le risorse a misure per il superamento degli effetti della crisi, attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) o il Fondo sociale europeo (Fse), oppure al sostegno delle fasce più vulnerabili attraverso il Fondo di aiuti europei agli indigenti (Fead).

I Paesi con tassi di disoccupazione giovanile superiori alla media dell’Ue dovrebbero destinare almeno il 15% del fondo al sostegno dei giovani. Inoltre la Commissione ha proposto che almeno il 5% del Fondo sociale europeo plus (FSE+) sia destinato ad alleviare la povertà infantile.

Nelle loro raccomandazioni ai ministri competenti, nel caso dell’Italia il ministro per il Sud e la coesione territoriale Giuseppe Provenzano, la commissaria per la Coesione, Elisa Ferreira, e il commissario per il Lavoro e i diritti sociali, Nicolas Schmit, hanno chiarito che nella distribuzione delle risorse bisogna tenere conto delle raccomandazioni specifiche per Paese del semestre europeo e rispettare il principio di partenariato.

Le risorse dovrebbero essere impiegate anche per investire nel Green Deal e nella transizione digitale per potenziare gli investimenti già in corso attraverso la politica di coesione. I fondi potranno essere assegnati direttamente alle regioni che dovranno essere in grado di utilizzarli in tempi rapidi (la scadenza prevista è il 2022) e in modo efficace. Una sfida non da poco per l’Italia che ha sempre fatto fatica a sfruttare al meglio le potenzialità dei fondi strutturali.