Fondi Ue di coesione: Ferrovie è la prima beneficiaria in Italia. Al secondo posto c’è la Campania

A dirlo è una ricerca del Parlamento europeo, che analizza 600.000 beneficiari dei fondi di coesione nel periodo 2014-2020.

Rete ferroviaria italiana Spa (Rfi), controllata al 100% da Ferrovie dello Stato, è stata la maggior beneficiaria della politica di coesione territoriale europea in Italia nel periodo 2014-2020, con oltre un miliardo e 216 milioni di euro, seguita dalla Regione Campania con oltre 827 milioni. Sono questi i dati della classifica dei top 50 beneficiari effettivi dei fondi europei di coesione per il periodo 2014-2020.

La ricerca, commissionata dal Parlamento europeo, analizza 12 milioni di beneficiari dei fondi per la Politica agricola comune (Pac) e 600.000 beneficiari dei fondi di coesione, fra cui il fondo sociale e quello di sviluppo regionale.

Per quel che riguarda i fondi di coesione al terzo posto in Italia c’è il ministero dello Sviluppo economico  con circa 611 milioni di euro, seguito dalla Regione Calabria con più di 567 milioni di euro.

Pubbliche amministrazioni ed enti pubblici

Secondo la ricerca, individuare i maggiori beneficiari finali della Pac e dei fondi di coesione è comunque un processo ancora complicato. Dal quadro generale emerge che le principali beneficiarie dei fondi di coesione a livello Ue sono le pubbliche amministrazioni, che hanno ricevuto quasi la metà dei fondi, che uniti a quelli degli enti pubblici (università, ospedali pubblici, ecc.) arrivano a rappresentare il 60% delle risorse. Le società a responsabilità limitata sono beneficiarie  del 32% dei fondi. Altre persone giuridiche (5%), persone fisiche (1%) e beneficiari diretti anonimi (1%) rappresentano solo una piccola minoranza dei fondi.

Campania e Comune di Napoli

Oltre alla Regione Campania, anche il Comune di Napoli è uno dei principali beneficiari dei fondi di coesione. Risulta infatti essere il primo tra i Comuni italiani con oltre 355 milioni di euro di fondi, più di quanto non abbiano ottenuto Regioni come Sicilia, Puglia, Lombardia, Lazio o enti come l’Inps.

Un’ultima occasione per il Sud

Dallo studio emerge chiaramente che buona parte dei fondi di coesione sono stati destinati al Sud, che in questi anni non ha saputo sfruttare a pieno l’occasione. Infatti, come ha evidenziato il Corriere del Mezzogiorno, dei 60,133 miliardi del Fondo per lo sviluppo e la coesione stanziati complessivamente (80% in favore del Sud e 20 per il resto del Paese) in sei anni, ne sono stati impegnati appena 9,02, circa il 15%. Se poi si guarda alla spesa effettiva, il dato scende al 5,1% circa. La sfida d’ora in avanti è invertire questa tendenza per far sì che le risorse del Recovery non facciano la stessa fine. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, infatti, destina 82 miliardi al Mezzogiorno dei 206 miliardi ripartibili secondo il criterio del territorio. A questi si aggiungeranno altri 8,4 da React-Eu, 54 di fondi strutturali 2021-2027 e 58 miliardi del Fondo per lo sviluppo, per un totale di oltre 200 miliardi.