Finlandia: spunta l’ipotesi di un referendum sul Recovery Fund

Sanna Marin. EPA-EFE/OLIVIER HOSLET / POOL

Il Recovery Fund potrebbe essere bloccato da un’iniziativa popolare in Finlandia o perlomeno questa è la proposta lanciata dall’ex ala giovanile del Finns Party, partito di opposizione finlandese.

La petizione popolare che chiede un referendum sul Recovery Plan dell’Ue ha raccolto in soli cinque giorni 50.000 firme, un numero sufficiente a portare la proposta in Parlamento. Nel Paese nordico, infatti, a partire dal 2012, qualsiasi iniziativa popolare che raccolga almeno 50.000 firme certificate di cittadini finlandesi deve essere presa in considerazione dal legislatore.

Che per i Paesi cosiddetti “frugali” sia stato difficile digerire le misure volute dalla Commissione europea contenute nel Recovery Fund è stato molto chiaro da prima che le trattative del Consiglio europeo dell’estate entrassero nel vivo. La posizione di Olanda, Danimarca, Svezia e Austria all’inizio era del tutto contraria all’ipotesi di concedere sovvenzioni ai Paesi più colpiti dalla crisi da coronavirus, ma nel corso delle trattative anche la posizione della Finlandia era apparsa in linea con gli altri rigoristi del nord. Anche dopo l’accordo del Consiglio europeo che approvato un pacchetto di 750 miliardi di euro per risollevare l’economia europea, i rappresentanti dei governi dei quattro Paesi hanno riferito al Financial Times che temono di poter perdere decine di milioni di euro all’anno a causa della crisi e dell’inflazione causata dalla pandemia.

Ora il rischio maggiore rispetto alla concretizzazione del pacchetto di misure del Recovery Plan, però, sembra arrivare dalla Finlandia. L’iniziativa dell’ala giovanile del partito di opposizione Finns Party ha raccolto il numero necessario di firme per mettere in discussione tutto il pacchetto europeo in soli cinque giorni.
La petizione nello specifico riconosce la necessità del Recovery Fund a causa della forte crisi economica, ma sostiene che i suoi “effetti si spingono molto più in là e più in generale di quanto giustificato dalla crisi del coronavirus”.

Il pacchetto di 750 miliardi di euro dovrebbe essere finanziato dalla Commissione europea anche attraverso prestiti sul mercato finanziario. Il pacchetto consiste di 390 miliardi di euro in sovvenzioni a fondo perduto e 360 miliardi in prestiti, che saranno resi disponibili all’inizio del prossimo anno in misura diversa a ciascun Paese. Nonostante la proposta iniziale della Commissione ipotizzasse una maggiore quota di sovvenzioni, il governo finlandese, nel corso delle trattative, aveva sostenuto la necessità di una quota ancora maggiore di prestiti piuttosto che da sovvenzioni. In linea con gli altri frugali.

Se da un lato alcuni Paesi, Italia e Spagna in primis, beneficeranno dei fondi del Recovery, dall’altro lato, altri Paesi invece avranno un saldo negativo. La Finlandia ha finora resistito alla tempesta meglio della maggior parte dei paesi dell’Ue, e anche per questo è responsabile di 6,6 miliardi di euro di sovvenzioni, a fronte di un sostegno per sé di circa un miliardo di euro. Complessivamente, incluse le garanzie sui prestiti, le passività totali della Finlandia per il pacchetto ammontano a circa 13 miliardi di euro.

Il nodo cruciale è che il pacchetto complessivo deve ancora essere approvato da tutti i parlamenti nazionali dei paesi dell’Ue. Il Parlamento finlandese, dunque, in via ipotetica potrebbe permettere il referendum, con un esito pesantissimo sulla risposta  alla crisi, ritardando l’erogazione dei fondi o nel caso più grave bloccando tutto. Dopo le reazioni entusiastiche all’indomani dell’accordo di luglio, sembra impossibile ma questa è una delle tante contraddizioni di un sistema sovranazionale ancora imperfetto, costruito intorno ad istituzioni intergovernative e alla regola dell’unanimità.

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