Europa sociale: undici governi ricordano che la competenza in materia è nazionale

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In un apposito documento undici stati ricordano alla presidenza portoghese, impegnata nella promozione del Social Summit europeo di Porto, che la competenza sociale resta nelle mani degli stati membri, quasi a voler indicare un limite da non superare nel corso del Summit stesso.

 In un documento informale (o non-paper) pubblicato da Politico online, Austria, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Malta, Olanda e Svezia sottolineano come, in ambito sociale, le “azioni mirate a livello europeo possono essere complementari a quelle nazionali ma, come sottolineato dall’Agenda strategica del Consiglio e dal pilastro Ue per i diritti sociali, ogni azione a livello europeo deve rispettare pienamente la divisione di competenze tra Unione, Stati Membri e partner sociali”.

L’idea che accomuna gli estensori è quella di ricordare come “ogni iniziativa Ue in queste aree dovrebbe essere in linea con i principi di sussidiarietà e proporzionalità e ha bisogno di attenta considerazione dei diversi punti di partenza nazionali”, quasi a volere sottolineare il timore di questi governi nei confronti di un eventuale intervento più incisivo e cogente da parte del livello europeo, di cui si teme l’eventuale imposizione di vincoli in ambito di occupazione e di protezione sociale.

La materia quindi, più che essere affrontabile all’interno di un Social Summit governativo destinato a restare nei limiti dei trattati esistenti, appare sempre più come destinata a essere ridiscussa nell’ambito della Conferenza sul futuro dell’Europa, anche al fine di raccogliere proposte che vadano oltre l’acquis communautaire esistente. Avranno i cittadini più coraggio dei governi nazionali?