Erasmus Days: torna la “festa” del programma più apprezzato dell’Ue. E il Parlamento chiede più risorse

Il logo Erasmus Days 2020

Mentre l’Europa celebra quello che probabilmente è il suo programma di maggiore successo, il programma Erasmus, i legislatori del Parlamento europeo si battono per aumentare il budget rispetto ai tagli proposti dai Capi di Stato e di Governo. Tra le voci che erano state tagliate nel corso delle trattative di luglio per trovare un compromesso sul Recovery Fund, c’era infatti anche il programma più amato dai giovani europei.

Il tutto in corrispondenza degli “Erasmus Days” di quest’anno, giunti alla quarta edizione: tre giorni di “festa” nel continente e oltre, con seminari, convegni, incontri virtuali, mostre fotografiche, giochi di fuga online e spettacoli radiofonici. Lanciati per la prima volta nel 2017 dall’agenzia nazionale francese del programma in occasione del trentesimo anniversario di Erasmus, i festeggiamenti sono passati da 700 eventi organizzati per lo più in Francia e in una dozzina di altri paesi europei a una rete mondiale di oltre 5.000 attività in 82 paesi.

Da quando è nato nel 1987 l’Erasmus ha raccolto 10 milioni di alumni, e i sondaggi indicano che è considerato dagli europei il più grande risultato dell’UE dopo la libera circolazione delle persone e l’instaurazione di una pace duratura nel vecchio continente.
“Quest’anno, più che mai, abbiamo bisogno degli Erasmus Days per celebrare le opportunità uniche offerte dal programma e per trasmettere un messaggio di forza e resistenza a tutta la comunità Erasmus+”, ha dichiarato Mariya Gabriel, Commissaria europea per l’innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e la gioventù.

La richiesta del Parlamento Europeo di aumentare i fondi

In occasione del vertice di luglio sul Recovery Fund, i leader dell’UE hanno accettato di finanziare il programma con 21,2 miliardi di euro, con un aumento del 52,5% dei fondi rispetto al precedente bilancio a lungo termine. La Commissione però aveva proposto un budget di  26,4 miliardi di euro, e il Parlamento invece vorrebbe 41,1 miliardi di euro per l’Erasmus. Proprio l’aumento dei finanziamenti per Erasmus è una delle principali richieste degli eurodeputati nei negoziati sul bilancio in corso con il Consiglio. Le cifre concordate dai capi di Stato e di governo dell’UE non basterebbero infatti a fornire un sostegno finanziario sufficiente per l’ambizione della Commissione di raggiungere 12 milioni di euro entro il 2027 rispetto ai 4 milioni del 2014-2020.

Molteplici studi hanno costantemente dimostrato i benefici di vasta portata del programma. Gli studenti con esperienza Erasmus sono generalmente più mobili, più civici e inclini al volontariato, nonché più impegnati nelle elezioni, anche a livello europeo. La ricerca ha anche dimostrato che la partecipazione ad attività finanziate da Erasmus migliora l’occupabilità, la soddisfazione sul lavoro e contribuisce alla creazione di un’identità europea.
All’interno del programma Erasmus+, infatti, non viene realizzata solo la mobilità studentesca, che pure è l’aspetto più conosciuto e di maggior successo, tanto da dare il nome all’intero “pacchetto”. Con Erasmus+ sono state finanziate e co-finanziate tante attività anche per la formazione, la gioventù e lo sport.

Le attività Jean Monnet

Una delle azioni chiave del programma è quella delle Azioni Jean Monnet, che mirano a promuovere l’eccellenza dell’insegnamento e della ricerca nel campo degli studi sull’Unione europea, in particolare favorendo il dialogo tra il mondo accademico e i decisori politici sulle tematiche di attualità per l’Unione. Proprio all’interno di questo ambito specifico di azioni si terrà oggi (16 ottobre) il webinar “SURE: un passo avanti verso l’Europa sociale?” nel quadro del progetto Jean Monnet “WeEu – Noi europei” del CesUE. Parteciperanno Niccolò Consonni del Centro Politiche Europee, le parlamentari europee Elena Lizzi e Daniela Rondinelli e Roberto Castaldi.

Un progetto che invece partirà a breve è il Jean Monnet Project “EU2-You too! Involving civil society in the making of the future EU” il cui coordinatore scientifico è Fabio Masini e che sarà incentrato su azioni di accompagnamento dal basso del percorso della Conferenza sul Futuro dell’Europa. Le attività previste coinvolgono diversi attori e destinatari, cercando di accompagnare dal basso il dibattito sul futuro dell’Unione: tre ‘Assemblee dei cittadini’ organizzate secondo il Metodo Bar-Europa; dibattiti tra accademici, organismi intermedi e attivisti della società civile concentrati sulle priorità della Commissione e sulla Conferenza; dei webinar universitari per rendere gli studenti “ambasciatori della Conferenza sul Futuro dell’Europa nelle scuole del Lazio”; e altri webinar destinati invece ai docenti delle scuole italiane.

SURE: un passo avanti verso un'Europa sociale?