Ecofin, scontro sul Recovery Fund. L’Ungheria si unisce ai rigoristi. Gualtieri: “No a ridimensionamento”

Il ministro dell'Economia e delle Finanze francese Bruno Le Maire (sinistra) e il collega olandese Wopke Hoekstra durance l'ECOFIN del 18 febbraio 2020. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Durante l’ultima riunione del Consiglio “Economia e Finanza” (Ecofin) sotto la presidenza croata, si è consumato il primo scontro tra i governi nazionali sul Recovery plan proposto dalla Commissione Europea.

I quattro frugali, a cui si è aggiunta la Finlandia, e il gruppo di Visegrad continuano ad avere una linea molto dura nei confronti della proposta della Commissione. Secondo il governo olandese l’ammontare dei prestiti deve essere superiore rispetto alle sovvenzioni e deve “essere data maggiore attenzione al modo in cui gli Stati membri attuano le necessarie riforme per rafforzare i fondamentali economici, per esempio riducendo il debito, riformando le pensioni e migliorando la capacità amministrativa”.

Anche per il ministro delle Finanze austriaco, Gernot Bluemel, “il pacchetto complessivo non è accettabile in termini di volume, ma anche in termini di contenuto”. L’Austria non vuole infatti che le risorse del Recovery Fund siano utilizzate per ripagare i debiti passati, ma per rafforzare l’economia europea. Da Vienna chiedono allora delle fortissime condizionalità legate al raggiungimento di condizioni macroeconomiche o di obiettivi climatici prestabiliti, in modo da preparare le economie di ciascuno Stato a resistere meglio di fronte a future crisi.

È evidente che il dito è puntato contro i Paesi del Sud dell’Europa, storicamente più indebitati ed ora anche maggiormente colpiti dalla pandemia. Il ministro delle Finanze dell’Ungheria, Mihaly Varga, accusa la Commissione di aver elaborato un piano su misura per i Paesi del sud, sfavorendo invece le economie più piccole e meno sviluppate.

Il Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha invece ribadito il sostegno dell’Italia per un Recovery plan da lui definito “ambizioso e rivolto al futuro”. L’Italia punterà allora a difendere Next Generation EU dal ridimensionamento, quantitativo e sostanziale, richiesto dai Paesi frugali.

La difficile battaglia politica interna al Consiglio è appena iniziata e, nonostante dalla Commissione filtri ottimismo, non è ancora possibile prevedere quali saranno i compromessi necessari a trovare finalmente un accordo. Ai cittadini rimane la speranza che, almeno di fronte ad una tale emergenza, non finiscano per prevalere gli egoismi dei singoli, ma un responsabile interesse per il bene dell’Europa tutta.