Eco-score, ora in Europa si discute dell’etichetta per misurare l’impatto ambientale degli alimenti

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Dopo Nutriscore, l’etichetta “a semaforo” proposta dalla Francia e contestata dall’Italia, a Bruxelles arriva la proposta di una nuova etichetta alimentare pensata per misurare l’impatto ambientale degli alimenti, già ribattezzata eco-score. Il 30 giugno la Commissione Ue ha registrato un’iniziativa dei cittadini europei che chiede un “eco-score europeo” per informare i consumatori sull’impatto ecologico dei diversi prodotti.

L’eco-score prevede uno schema di valutazione facile e intuitivo: si va dalla A per i prodotti davvero ecologiche fino alla F che indica un prodotto molto dannoso per l’ambiente. Ora che l’iniziativa è stata registrata dalla Commissione, gli organizzatori possono iniziare il processo di raccolta delle firme per raggiungere la soglia di un milione di firme necessaria per far sì che la proposta venga discussa dall’esecutivo, che può decidere di presentare una proposta legislativa in materia.

Lo scopo dell’iniziativa è permettere ai consumatori europei di fare scelte informate che tengano conto dell’impatto ambientale dei prodotti offerti, incoraggiare le aziende a ridurre l’impatto ambientale dei loro prodotti e offrire un’etichetta uniforme basata su un calcolo standardizzato per tutto il territorio europeo.

In Francia

L’eco-score è stato lanciato in Francia a gennaio 2021. Il sistema di etichettatura francese si basa sull’analisi del ciclo di vita (LCA) di Agribalyse, un programma pubblico dell’Agenzia francese per la transizione ecologica (Ademe), che ha creato un database accessibile a tutti con le valutazioni di 500 alimenti grezzi e 2 mila prodotti trasformati. Alcune Ong hanno messo in discussione il metodo, dicendo che non tiene conto di tutti i danni ambientali causati nell’intera catena di produzione. Ad esempio l’analisi, progettata per valutare i prodotti industriali e basata solo sulla produzione in chilogrammi o litri, “non tiene conto dell’uso di pesticidi o antibiotici o del loro impatto sulla salute, la qualità del suolo, dell’aria o dell’acqua”.

Inoltre i benefici dell’agricoltura biologica o dell’allevamento all’aperto e il benessere degli animali non sono inclusi tra gli indicatori. L’Ong CIWF France ha spiegato a Euractiv Francia che gli impatti calcolati in questo modo sono “errati perché sono incompleti”, e quindi potrebbero favorire “l’agricoltura intensiva”.

Le grandi catene

Il 22 giugno il gigante francese dei supermercati Carrefour ha annunciato che applicherà un eco-score a tutti i suoi prodotti alimentari online. L’esperimento – i cui risultati saranno presentati in ottobre – “permetterà a Carrefour di analizzare il feedback dei clienti e le aspettative per evidenziare potenziali miglioramenti nella metodologia di calcolo”, ha spiegato il gruppo.

Anche Lidl ha deciso di testare l’Eco-Score nei punti vendita di Berlino aggiungendo il logo ai cartellini dei prezzi di alcune categorie di prodotti. Se il test avrà esito positivo l’implementazione sarà estesa a tutta la Germania. A marzo il gruppo Colruyt, società di supermercati con sede in Belgio, aveva fatto un annuncio analogo, precisando che in una prima fase l’etichettatura ambientale sarebbe stata disponibile solo attraverso l’applicazione per smartphone della catena di supermecati.

Il progetto pilota nel Regno Unito

Sabato 26 giugno anche l’organizzazione no-profit Foundation Earth ha annunciato il lancio di un progetto pilota per stampare un eco-score su una serie di prodotti a partire da settembre. La scala di valutazione andrà da A+ a G secondo un metodo sviluppato dall’Università britannica di Oxford con il supporto del WWF.

Il calcolo considererà gli impatti ambientali della coltivazione, della lavorazione, dell’imballaggio e del trasporto. Per ognuna di queste fasi del ciclo di vita, l’impatto sarà misurato in termini di emissioni di carbonio, quantità di acqua utilizzata, inquinamento idrico generato e l’impatto sulla biodiversità. Il progetto è stato sottoscritto da un gruppo di produttori e retailer britannici. Parallelamente ci sarà un programma di ricerca di nove mesi, finanziato da Nestlé, che combinerà il metodo di valutazione del progetto con un sistema ideato da un consorzio finanziato dall’Ue.