Dall’Ue 677 milioni a 436 ricercatori. Gli italiani sono i secondi

Sono 436 i progetti di ricerca vincitori degli Starting Grants del Consiglio europeo della ricerca. Quelli realizzati da studiosi italiani sono ben 53, un numero che colloca l’Italia al secondo posto per numero di finanziamenti ricevuti, subito dopo la Germania. Più della metà di questi ricercatori però lavora all’estero.

Dei 20 ricercatori vincitori del finanziamento in Italia, cinque lavorano all’Istituto Italiano di Tecnologia, due al Politecnico di Torino, due all’Università di Bologna e gli altri al Politecnico di Milano, Scuola Imt (Istituzioni, Mercati, Tecnologie) Alti Studi di Lucca, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), e delle Università di Milano, Federico II di Napoli, Bocconi, di Parma, di Padova, di Torino, di Trento, di Trieste.

“Con le sovvenzioni del Consiglio europeo della ricerca, l’Ue sta sfruttando il talento e la curiosità di alcuni dei migliori giovani ricercatori in Europa. Le loro idee sono destinate a aprire nuove strade e aprire nuovi modi per affrontare le sfide urgenti nei settori della salute, dell’energia e delle tecnologie digitali, nonché in molti altri campi. La nostra ambizione di affrontare efficacemente le crisi attuali e future dipende dalla nostra forte volontà di supportare continuamente e sempre più la ricerca di alto livello alle frontiere della nostra conoscenza”, ha spiegato la commissaria europea per l’Innovazione e la ricerca Mariya Gabriel. Il contributo Ue massimo per ogni progetto è pari a 1,5 milioni di euro per 5 anni.

Tra i 14 istituti di ricerca e atenei italiani premiati si distingue l’Istituto italiano di tecnologia (Iit) che raggiunge il totale di 46 Erc ottenuti dalla sua fondazione, da 36 ricercatori, di cui 14 donne. I 5 progetti premiati quest’anno spaziano dalla microrobotica applicata alla medicina a uno studio sull’origine della musica nel cervello umano.

“L’attuale crisi sanitaria ha dimostrato che, nonostante i progressi spettacolari nella ricerca negli ultimi decenni, rimangono ancora molti misteri scientifici irrisolti, nonché lezioni da trarre dal passato. Pertanto, la migliore strategia per affrontarla è consentire ad alcune delle menti più brillanti di perseguire le loro idee più innovative, al fine di creare opportunità per scoperte fortuite – ha sottolineato il presidente del Consiglio europeo della ricerca Jean-Pierre Bourguignon – .Questo è ciò che fa il Consiglio europeo della ricerca. È chiaro che, se l’Europa vuole essere competitiva a livello globale, deve dare ottime prospettive alla prossima generazione di ricercatori come fanno gli Starting Grants ERC e investire molto di più nella ricerca di frontiera”.