Dalla Spagna una proposta di legge per riconoscere i rider come lavoratori dipendenti

riders [EFE/ Marta Pérez]

Il ministero del lavoro spagnolo, i sindacati e le associazioni dei datori di lavoro hanno concordato in linea di principio una legge che migliora i diritti dei rider, considerandoli lavoratori dipendenti e non autonomi. Aziende come Glovo, Deliveroo o Amazon sono state condannate più volte dai tribunali proprio per questo.

A gennaio un tribunale di Barcellona ha stabilito che 748 rider che avevano lavorato per la società di consegna di cibo a domicilio Deliveroo avessero un rapporto di lavoro dipendente con l’azienda e non fossero lavoratori autonomi o collaboratori, come invece sosteneva l’azienda.

La nuova proposta di legge mira a migliorare le condizioni di lavoro dei lavoratori delle consegne a domicilio, che attualmente sono caratterizzate da bassi salari, lunghi orari di lavoro e diritti ridotti. Il testo, spiega Euroefe, riguarderebbe il settore delle consegne in generale.

L’iniziativa legislativa è stata sollecitata da una decisione della Corte Suprema spagnola, che ha il 29 settembre 2020 ha stabilito che un lavoratore delle consegne assunto da Glovo dovrebbe essere considerato un membro del personale e non un lavoratore autonomo.

I due principali sindacati spagnoli, Comisiones Obreras (CC.OO) e l’Unión General de Trabajadores (UGT), hanno accolto con favore la proposta del governo. Il segretario generale della CC.OO, Unai Sordo ha chiesto di estendere l’iniziativa ai lavoratori assunti da tutte le piattaforme digitali.

Tuttavia, secondo Euroefe, non tutti i lavoratori delle consegne sono favorevoli a questo cambiamento, poiché alcuni vogliono rimanere autonomi ed essere liberi di decidere per chi e quando lavorare. Quelli che si oppongono all’iniziativa vorrebbero confrontarsi con il ministro del Lavoro Yolanda Díaz per valutare delle alternative. “È una legge che porta il nostro nome ma che, per quanto incredibile possa sembrare, il governo sta negoziando senza tenerci in considerazione e senza ascoltarci”, lamentano AAR e APRA, due delle maggiori associazioni spagnole di lavoratori delle consegne.

In Italia

Lo status dei rider è un tema molto discusso anche in Italia. Just Eat ha annunciato che da marzo 2021 le prime assunzioni. I contratti prevedono rapporti di lavoro subordinato secondo il modello Scoober: un inquadramento, già previsto in alcuni Paesi europei, che classifica i rider come lavoratori dipendenti. Questo dovrebbe consentire ai lavoratori di vedersi riconosciute tutele come compenso orario, ferie, malattia, maternità/paternità, indennità per lavoro notturno e festivi, oltre a coperture assicurative, dispositivi di sicurezza gratuiti in dotazione, formazione obbligatoria e tutele previdenziali.

A gennaio 2021 una sentenza del Tribunale di Bologna ha stabilito che l’algoritmo usato da Deliveroo è discriminatorio, ricordando che “i rider non sono macchine, ma lavoratrici e lavoratori con diritti”. Il ranking reputazionale infatti declassa alla stesso modo sia chi si assenta per futili motivi, sia chi si astiene dalla consegna per malattia o per esercitare il diritto di sciopero. Nidil-Cgil, Filcams-Cgil e Filt-Cgil, che avevano promosso il ricorso, hanno parlato di una sentenza storica.

Il 10 febbraio 2021, invece, il tribunale di Firenze ha respinto la richiesta di Nidil Cgil Firenze, Filt Cgil e Filcams Cgil  di annullare i contratti individuali che Deliveroo Italy ha firmato con i rider, nell’ambito del Ccnl Rider stipulato tra Assodelivery e Ugl, stabilendo che i rider  di food delivery “sono lavoratori autonomi perché possono decidere se e quando lavorare, senza doversi giustificare”.