Da Airbus a Ryanair: continuano i tagli nel settore aereo europeo

Un velivolo costruito da Airbus. [Dmitry Finkel / Shutterstock]

Continuano i tagli nell’industria del trasporto aereo, dopo che i voli sono rimasti fermi per mesi a causa della pandemia di coronavirus, che ha messo in ginocchio l’intera industria aeronautica. Il gigante della produzione Airbus ha annunciato che potrebbe lasciare a casa 15.000 lavoratori. Ma il ridimensionamento continua anche per le compagnie di volo, con migliaia di lavoratori a rischio.

Nel 2021 Airbus taglierà 15.000 posti di lavoro. Il gruppo europeo ha deciso “una serie di misure per adattare la forza lavoro a livello mondiale e ridimensionare le attività nell’aviazione commerciale in risposta alla crisi derivante dal Covid-19″.

Airbus si sta muovendo velocemente per contrastare il danno causato dalla pandemia, pari a una contrazione del 40% nelle operazioni legate ai jet, stimate a 55 miliardi di euro. Il gruppo sta considerando misure di ridimensionamento insieme ai sussidi offerti dai governi europei.

L’annuncio di Airbus

Il più grande gruppo aeronautico d’Europa ha dichiarato che entro la metà del 2021 taglierà 5.000 posti di lavoro in Francia, 5.100 in Germania, 900 in Spagna, 1.700 nel Regno Unito e 1.300 altrove, per un totale di 14.000 posti di lavoro.

Il conteggio complessivo comprende altri 900 tagli di posti di lavoro previsti prima della crisi nella sua unità Premium AEROTEC in Germania.

Il 3 giugno, la Reuters aveva anticipato che sarebbero stati tagliati 14.000 posti di lavoro a tempo pieno. Martedì scorso, fonti sindacali francesi hanno calcolato un totale di 15.000 tagli.

La società dovrà affrontare trattative difficili con i governi e i sindacati, che hanno già annunciato proteste. “Sarà una dura battaglia per salvare i posti di lavoro”, ha detto Francoise Vallin del sindacato CFE-CGC.

I posti a rischio nelle compagnie aeree

La crisi sta avendo effetti catastrofici anche sulle compagnie aeree. La  francese Air France potrebbe tagliare oltre 7.500 posti entro il 2022, di cui 6.560 della casa madre e oltre 1.000 nella controllata Hop!. “Le esigenze sono diminuite drasticamente durante l’intero periodo in relazione al calo delle attività e alla necessità di accelerare la trasformazione della società”, spiega la direzione in un documento consultato da Afp.

Il piano colpisce soprattutto il personale di terra, visto che la compagnia punta ad abbandonare le rotte domestiche in perdita. Secondo diverse fonti, i siti Hop! di Morlaix e Lille rischiano di chiudere, così come la base dell’equipaggio di cabina Air France di Tolosa.

Anche Ryanair ha minacciato di tagliare 3.500 posti di lavoro se non verranno accettate le riduzioni dello stipendi proposte. Ad annunciarlo è il proprietario della compagnia aere irlandese, Michale O’Leary. Gli stipendi saranno ridotti del 50% fino alla fine di marzo del prossimo anno. Secondo l’ad il pacchetto di misure, che include il congedo non retribuito per il personale, rappresenta il “minimo per sopravvivere ai prossimi 12 mesi”.

La società ha dichiarato che sta tagliando il 15% della sua forza lavoro di 20.000 dipendenti, in quanto non si aspettava che il numero di passeggeri o i prezzi tornassero ai livelli pre-coronavirus prima dell’estate del 2022. Nell’ambito del programma di riduzione dei costi Ryanair potrebbe anche chiudere un certo numero di basi in tutta Europa fino alla ripresa dei voli.