Croazia e Bulgaria verso l’adesione all’Euro

Un dettaglio dell'attuale banconota da 20 euro EPA-EFE/ARMANDO BABANI

Lo ha annunciato il presidente uscente dell’Eurogruppo Centeno dopo il riconoscimento degli sforzi e degli impegni presi dai due Paesi. La situazione attuale e i prossimi passaggi.

Nel corso dell’ultima riunione Ecofin, che riunisce i ministri dell’Economia e della Finanze di tutti i Paesi membri, il presidente uscente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, ha annunciato che Bulgaria e Croazia sono state ammesse al Meccanismo di cambio europeo (Erm-II), “anticamera della moneta unica”, e nell’Unione bancaria. L’ammissione è avvenuta grazie al riconoscimento “degli sforzi fatti e degli impegni presi” e se per due anni parteciperanno “con successo” all’Erm-II avranno uno dei requisiti principali per adottare l’euro, ha spiegato Centeno.

A questa decisione ha fatto seguito il comunicato della Banca centrale europea (Bce) sull’ingresso del lev bulgaro e la kuna croata nell’Erm-II. I tassi di intervento obbligatori per queste valute sono stati stabiliti a partire dal 13 luglio 2020 e sono stati concordati di comune accordo tra la Bce e le banche centrali nazionali dei due Paesi, in linea con l’articolo 1.2 dell’accordo del 16 marzo 2006 tra la Banca centrale europea e le banche centrali nazionali degli Stati membri non appartenenti all’area dell’euro, che stabilisce le procedure operative di un meccanismo di cambio per la terza fase dell’Unione economica e monetaria.

A giugno era stato presentato il Rapporto sulla convergenza elaborato dalla Commissione europea, come previsto dall’articolo 140, paragrafo 1, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue) che prevede che Commissione e Banca centrale europea riferiscano al Consiglio, almeno una volta ogni due anni, sui progressi compiuti da tali Stati membri nell’adempimento dei loro obblighi relativi alla realizzazione dell’Unione economica e monetaria.

In questo rapporto si diceva che Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Ungheria, Polonia, Romania e Svezia non soddisfano ancora i requisiti per entrare nell’euro.

Nel report, rispetto alla Bulgaria, si legge che “la legislazione bulgara – in particolare la legge sulla Banca nazionale bulgara – non è pienamente compatibile con l’obbligo di conformità previsto dall’articolo 131 del Trattato” e che “la Bulgaria non soddisfa il criterio relativo alla stabilità dei prezzi. Il tasso medio di inflazione in Bulgaria nei 12 mesi fino a marzo 2020 è stato del 2,6%, superiore al valore di riferimento dell’1,8%”. Il Paese invece soddisfa il criterio relativo alle finanze pubbliche. È chiaro, comunque, che la volontà politica di tenere dentro la Bulgaria, come quella di estendere il più possibile l’adozione dell’euro tra i Paesi membri Ue, è decisamente l’aspetto prioritario.

Per quanto riguarda la Croazia, invece, la legislazione nel paese è pienamente compatibile con l’obbligo di conformità ai sensi dell’articolo 131 Tfue e soddisfa il criterio relativo alla stabilità dei prezzi, oltre a quello delle finanze pubbliche.

L’euro dunque è destinato ad essere la moneta unica dell’Unione Europea nel suo complesso. Ad oggi viene utilizzato, ogni giorno, da circa 342 milioni di persone in 19 Stati membri dell’area euro ed è la seconda moneta per importanza al Mondo.