Corte contro Corte

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea a Lussemburgo.

Con dieci righe di inusuale durezza, è arrivata la risposta della Carte di Giustizia dell’Unione Europea al parere diffuso martedì scorso della Corte Costituzionale tedesca sull’operato della Bce. Parere in cui, lo ricordiamo, la Corte tedesca aveva messo in discussione la sentenza della Corte Europea che aveva giudicato conforme ai Trattati l’uso degli strumenti di politica monetaria messi in campo dalla Bce.

 

cp200058it

 

Uno scontro senza precedenti. Direi frontale. Nel quale la Corte di Giustizia Europea, con un comunicato stampa appena diramato, ha ribadito con fermezza (durezza?) che “una sentenza pronunicata in via pregiudiziale da questa Corte vincola il giudice nazionale per la soluzione della controversia dinanzi ad esso pendente [… e che] solo la Corte di giustizia […] è comptente a constatare che un atto di un’istituzione dell’Unione è contrario al diritto dell’Unione”.

Chiudendo con un lapidario “L’istituzione si asterrà da qualsiasi altra comunicazione a questo proposito”. La questione è chiusa. Con buona pace di che già sognava un ritorno alla preminenza del diritto nazionale su quello europeo.

Un comunicato che, tuttavia, non affronta il ‘non detto’ del parere della Corte: ossia che un compito che impatta sulla società e sulla redistribuzione del reddito in tutta Europa, oltretutto in maniera asimmetrica, non può (per quanto condivisibile) essere affidato alla (sola) politica monetaria. E che serve quindi una diversa ripartizione delle competenze e della legittimità democratica all’interno della Ue.

Ma questo è un problema che spetta risolvere ai Governi.